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Confronto tra #ISO #14001:2015 e ISO 14001:2008

In molti sono curiosi di confrontare la nuova norma ISO 14001:2015 con l’attuale ISO 14001:2004. La Perry Johnson Registrars ha realizzato la tabella che segue per offrirvi un confronto più approfondito tra le analogie e le differenze tra la vecchia norma e la nuova Struttura ad Alto Livello. B – Downlonad

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Tutti gli strumenti operativi per realizzare il sistema di gestione
ambientale secondo la nuova ISO 14001:2015
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UNI e CONFORMA pubblicano la Linea Guida Applicativa sulla UNI EN ISO 14001:2015

Lo scopo della Linea Guida è quello di fornire indicazioni di carattere pratico applicativo per audit di «certificazione»; in essa vengono analizzati tutti i punti della norma con un focus particolare sugli elementi «di novità» introdotti dalla edizione 2015. La struttura della Linea Guida prevede un testo suddiviso in due colonne: in una si trova la descrizione del requisito e nell’altra, a solo titolo esemplificativo, ci sono le evidenze per valutare la conformità ai medesimi.

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Corso on line Esperto ISO 14001:15, software valutazione rischi impatti ambientali,
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Nella Linea Guida vengono trattati i temi principali della UNI EN ISO 14001:2015, quali:

Compatibilità della gestione ambientale nelle strategie generali dell’organizzazione e integrazione nelle sue priorità di business;
Evidenziazione del ruolo e della responsabilità del top management per un efficace attuazione del Sistema di Gestione Ambientale (SGA) ;
Applicazione dell’approccio rischi e opportunità che possono influenzare il SGA;
Estensione del focus dall’organizzazione al ciclo di vita del prodotto/servizio;
Minore formalismo e maggiore attenzione ai risultati;
Logica sempre più integrata con la UNI EN ISO 9001.
Nel testo della Linea Guida viene riportata una sintetica descrizione dei requisiti (colonna a sinistra), con a fronte l’indicazione delle possibili evidenze a supporto della conformità (colonna a destra). Per la descrizione dei requisiti ci si è attenuti a quanto riportato nel testo, in lingua italiana, della UNI EN ISO 14001:2015, compresi gli importantissimi approfondimenti riportati nell’appendice A alla norma (“Guida all’uso della presente norma internazionale”).

UNI, riconoscendo la valenza della Linea Guida, l’ha condivisa e ha curato l’aspetto di congruenza terminologica con il corpus normativo dedicato alla gestione ambientale e alla valutazione della conformità.

Linea Guida Applicativa sulla UNI EN ISO 14001:2015

Euro 5,00 + iva (in lingua italiana, formato elettronico pdf)

Per informazioni:
Settore Vendite
Tel. 0270024200 (call center dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00, dal lunedì al venerdì)
Email: diffusione@uni.com

Le principali novità della Norma UNI EN ISO 14001:2015

Si riportano di seguito le principali novità apportate alla Norma, a seguito del processo di revisione recentemente conclusosi.
2.1 Maggiore importanza della gestione ambientale all’interno dei processi di pianificazione strategica dell’organizzazione – Il “Contesto dell’organizzazione”;
La prima modifica di rilievo è costituita dall’introduzione del concetto di “contesto dell’organizzazione” che costituisce un nuovo Punto Norma rispetto alla versione precedente (Punto 4).
L’obiettivo principale della modifica apportata è stato quello di mettere in relazione diretta il Sistema digestione Aziendale con il contesto complessivo all’interno del quale opera l’Azienda e all’interno del quale operano anche i soggetti che, direttamente o indirettamente, interagiscono con l’Azienda medesima (clienti e fornitori, comunità locali ed Enti pubblici).
L’Azienda quindi, all’interno del proprio contesto, dovrà definire le parti che possono essere direttamente o indirettamente essere coinvolte nel proprio Sistema di Gestione Ambientale e dovrà identificarne i “bisogni e le aspettative” (così espressamente definite dalla Norma), alcuni dei quali si configureranno come “obblighi di conformità” (nuova definizione introdotta nell’Elenco dei termini e delle definizioni ufficiali),che costituiscono un’implementazione delle prescrizioni legali e delle “altre prescrizioni”, definite in modo più generico nelle precedente Norma.
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2.2 Leadership
Analogamente al “Contesto – Punto 4 della Norma”, anche il successivo Punto norma 5 costituisce un elemento di novità della Norma revisionata.
Al suo interno (sottopunti 5.1, 5.2 e 5.3) sono stati compresi alcuni elementi già facenti parte della Norma del 2004, quali la Politica Ambientale, ruoli, responsabilità e autorità del Sistema di GestioneAmbientale.
Le funzioni di tale nuovo Punto Norma sono quelle di allineare la struttura della Norma alla “Struttura di livello superiore – HLS” e, soprattutto, creare una più stretta relazione tra la gestione degli aspetti ambientali e l’attività produttiva (in ultima analisi il business) dell’Azienda.
Con riferimento alle specifiche definizioni, elemento di novità è rappresentato da quella di “Top management” inteso come “la persona o il gruppo di persone che dirigono e governano l’organizzazione al livello più elevato”. Tale figura non ha ovviamente in capo la conduzione di tutte le azioni che prevedono un suo coinvolgimento diretto, in quanto permane la possibilità di delega a terzi all’interno della realtà Aziendale.
Il nuovo concetto di Leadership si basa essenzialmente sull’azione diretta del Top management nell’integrazione del SGA con gli obiettivi produttivi/di mercato dell’Azienda e inoltre il coinvolgimento diretto/indiretto di tutte le altre figure che, all’interno dell’Azienda, occupano ruoli di leadership nei vari settori (HSE, Produzione, progettazione, acquisti ecc).
Il Top management sarà quindi responsabile di:
  • Garantire l’efficacia del SGA;
  • Integrare il SGA con le strategie aziendali in termini di produzione/mercato (business aziendale);
  • Garantire che la Politica ambientale tenga conto del Contesto nel quale è inserita l’Azienda;
  • Corretta gestione delle risorse per il mantenimento del SGA;
  • Comunicazione all’interno dell’Azienda;
  • Promozione del Miglioramento continuo;
  • Supporto e integrazione con altri ruoli di leadership all’interno dell’Azienda
2.3La“Prospettiva del Ciclo di Vita”
Questa tematica si configura come elemento di novità ed è legato, anche se in modo differente, al concetto di contesto citato al punto precedente.
Il concetto di “Prospettiva di Ciclo di Vita” è associato sia ai prodotti sia ai servizi forniti dalle Aziende e si inserisce, in sensolato, nell’insieme delle relazioni che intercorrono tra l’Azienda e l’ambiente esterno (riferibile quindi in senso lato al “contesto” di cui al punto precedente).
Analizzando la versione precedente della Norma, si evince come questo aspetto fosse comunque già presente sotto forma di aspetti ambientali connessi ai prodotti e ai servizi (i cosiddetti aspetti indiretti),anche se non sempre risultano essere state valutate in modo efficace.
Per questo motivo la nuova Norma si è prefissata di introdurre in modo esplicito il concetto di Ciclo di Vita che ha assunto anche un ruolo sia concettuale che metodologico (come si evince anche nelle sezioni introduttive della Norma medesima).
Risulta importante sottolineare come l’adozione del concetto di “Prospettiva del Ciclo di Vita” avrà un impatto significativo sui Sistemi di Gestione Ambientali, i quali non potranno più escludere dal proprio campo di applicazione, ad esempio, gli aspetti indiretti legati all’esternalizzazione di servizi o parti di essi (ad. esempio fornitori, conto-terzisti).
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Il concetto di “Prospettiva del ciclo di vita (Life Cycle Perspective) non è comunque da confondersi con la più nota “Valutazione del ciclo di vita” (Life Cycle Assesment – LCA) riferita in modo specifico ad un calcolo del complessivo impatto ambientale di un prodotto/servizio, anche se sussistono elementi comuni; basti considerare che in ultima analisi il soddisfacimento dei requisiti della Norma con riferimento alla Prospettiva del ciclo di vita, possano ritenersi soddisfatti da un’analisi specifica del ciclo di vita di tutti i prodotti/servizi forniti.
Ovviamente l’introduzione del nuovo concetto non deve essere inteso come l’obbligo di condurre una vera e propria “Valutazione del ciclo divita” al fine di soddisfare il requisito della Norma; sarà però ovviamente necessario prendere in considerazione, come già anticipato, in modo molto più stringente rispetto a quanto avveniva con la precedente versione della Norma, i rapporti con gli altri soggetti che si interfacciano con la realtà Aziendale (soggetti terzi) nell’ambito di applicazione del Sistema di GestioneAmbientale.
2.4 Il Tema del “Rischio”
Un altro elemento di novità della Norma aggiornata è costituito dal Tema del Rischio, che assume un ruolo di rilievo all’interno del Sistema digestione Aziendale, rispondendo indirettamente ai requisiti dello Standard di base delle Norme ISO (Struttura di livello superiore – HLS) citata al Punto 1.
L’introduzione del Tema del Rischio permette inoltre di rafforzare le interazioni tra diversi sistemi di gestione (Ambiente, Qualità,Sicurezza, ecc) e di garantire una maggiore connessione tra il Sistema di Gestione Ambientale e gli indirizzi strategici e di mercato dell’Azienda.
Un aspetto rilevante, in riferimento al Rischio, è costituito dalla sua accezione che, nell’ambito della Norma revisionata, assume un aspetto positivo (opportunità di crescita a seguito dell’adozione di una efficace gestione ambientale) che si affianca a quello negativo, precedentemente associato a conseguenze non prevedibili negative (basti pensare a danni ambientali a seguito di incidenti o condizioni di emergenza).
Un altro aspetto rilevante nell’ambito della valutazione del rischio è quelle relativo ai soggetti coinvolti nella gestione delle conseguenze associate alle situazionidi rischio. L’elemento di novità consiste infatti nella valutazione del rischio per l’azienda nel non poter soddisfare alcuni obiettivi di qualità definiti all’interno del proprio Sistema di gestione ambientale.
In Figura 2 si riporta una schematizzazione esplicativa del concetto di rischio introdotto all’interno della Norma.
Figura 2
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ISO 14021, Auto-dichiarazioni ambientali

Fare un “piccolo gesto” per l’ambiente è diventato un riflesso per molti consumatori, attenti all’impatto ambientale dei prodotti che acquistano. Le asserzioni ambientali si moltiplicano su prodotti e imballaggi, rendendo necessaria l’elaborazione di norme sull’etichettatura ambientale che tengano conto di tutti gli aspetti pertinenti del ciclo di vita di un prodotto.
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Lo strumento completo per aggiornare i sistemi di gestione ambientale
alla nuova norma ISO 14001:2015
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Per ritrovarsi nel confuso universo dell’etichettatura, la nuova edizione della ISO 14021:2016 “Environmental labels and declarations – Self-declared environmental claims (Type II environmental labelling)” riguarda le asserzioni ambientali auto-dichiarate effettuate dalle imprese per i loro prodotti (effettuate da fabbricanti, importatori, distributori e rivenditori senza certificazione di terza parte indipendente).

Spesso collocate sui prodotti e/o sui loro imballaggi, le auto-dichiarazioni non si limitano all’etichettatura ma comprendono anche le asserzioni ambientali divulgate mediante pubblicità, pubblicazioni, internet o nei rapporti commerciali.

La norma rappresenta uno strumento fondamentale per i fabbricanti e le imprese che intendono comunicare – nel miglior modo possibile – l’impatto ambientale dei propri prodotti. Essa fornisce un elenco di requisiti generali da osservare per le asserzioni ambientali self-declared, descrive i termini comunemente utilizzati e fornisce le qualifiche per il loro utilizzo. Descrive inoltre una metodologia generale di valutazione e di verifica per le asserzioni ambientali auto-dichiarate.

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La metodologia di valutazione utilizzata da chi effettua asserzioni ambientali deve essere trasparente e documentata perché chi acquista i prodotti deve essere rassicurato della validità di tali asserzioni. La ISO 14021:2016 è un documento molto importante in quanto fornisce una guida alle imprese che intendono presentare una auto-dichiarazione ambientale: interessa quindi particolarmente le PMI e le aziende nei paesi in via di sviluppo che intendono esportare i loro prodotti.

Nel mese di aprile 2016 è prevista l’adozione della norma internazionale come EN ISO; subito dopo verrà pubblicata come UNI EN ISO 14021.

Abbiamo chiesto a Alessandro Manzardo del Cesqa-Dipartimento Ingegneria Industriale dell’Università di Padova e coordinatore del gruppo di lavoro UNI sulla gestione ambientale di prodotto della CommissioneAmbiente – quali novità introduce la nuova norma e quale è l’interesse a livello nazionale. “La nuova versione della norma aggiorna ed estende il contenuto della precedente per supportare il mondo delle imprese nel comunicare le performance ambientali dei propri prodotti in modo più trasparente. La principale novità riguarda le regole per effettuare i “claim” in materia di cambiamenti climatici che riguardano in particolare la Carbon Footprint di prodotto e la Carbon Neutrality”.

“L’interesse delle aziende italiane su questi temi – conclude Manzardo – è sicuramente cresciuto negli ultimi anni, basti pensare al successo di iniziative quali il programma per il calcolo dell’Impronta Ambientale del Ministero dell’Ambiente; le aziende che coglieranno l’opportunità di utilizzare questo standard nelle proprie attività di comunicazione potranno quindi beneficiare di un modo riconosciuto e autorevole per raccontare ai consumatori il loro impegno nella salvaguardia dell’ambiente”.

L’obiettivo della norma – elaborata da esperti con la collaborazione di gruppi di consumatori e da organizzazioni ambientali non governative – è quello di armonizzare l’utilizzo delle asserzioni ambientali auto-dichiarate, con i seguenti benefici:

  • asserzioni ambientali più accurate, verificabili, non ingannevoli
  • un maggiore potenziale del mercato di stimolare miglioramenti ambientali in produzione, processi e prodotti
  • prevenzione e riduzione delle asserzioni non garantite
  • minore confusione sul mercato
  • facilitazione del commercio internazionale
  • maggiore opportunità di fare scelte più informate per acquirenti e utilizzatori dei prodotti.

La ISO 14021:2016 è stata sviluppata dal comitato tecnico ISO/TC 207 “Environmental management” SC 3 “Environmental labelling”. (Fonte: UNI)

Auto-dichiarazioni ambientali: pubblicata la nuova ISO 14021

Fare un “piccolo gesto” per l’ambiente è diventato un riflesso per molti consumatori, attenti all’impatto ambientale dei prodotti che acquistano. Le asserzioni ambientali si moltiplicano su prodotti e imballaggi, rendendo necessaria l’elaborazione di norme sull’etichettatura ambientale che tengano conto di tutti gli aspetti pertinenti del ciclo di vita di un prodotto.

Per ritrovarsi nel confuso universo dell’etichettatura, la nuova edizione della ISO 14021:2016 “Environmental labels and declarations – Self-declared environmental claims (Type II environmental labelling)” riguarda le asserzioni ambientali auto-dichiarate effettuate dalle imprese per i loro prodotti (effettuate da fabbricanti, importatori, distributori e rivenditori senza certificazione di terza parte indipendente). Spesso collocate sui prodotti e/o sui loro imballaggi, le auto-dichiarazioni non si limitano all’etichettatura ma comprendono anche le asserzioni ambientali divulgate mediante pubblicità, pubblicazioni, internet o nei rapporti commerciali.

La norma rappresenta uno strumento fondamentale per i fabbricanti e le imprese che intendono comunicare – nel miglior modo possibile – l’impatto ambientale dei propri prodotti. Essa fornisce un elenco di requisiti generali da osservare per le asserzioni ambientali self-declared, descrive i termini comunemente utilizzati e fornisce le qualifiche per il loro utilizzo. Descrive inoltre una metodologia generale di valutazione e di verifica per le asserzioni ambientali auto-dichiarate.

La metodologia di valutazione utilizzata da chi effettua asserzioni ambientali deve essere trasparente e documentata perché chi acquista i prodotti deve essere rassicurato della validità di tali asserzioni. La ISO 14021:2016 è un documento molto importante in quanto fornisce una guida alle imprese che intendono presentare una auto-dichiarazione ambientale: interessa quindi particolarmente le PMI e le aziende nei paesi in via di sviluppo che intendono esportare i loro prodotti.

Nel mese di aprile 2016 è prevista l’adozione della norma internazionale come EN ISO; subito dopo verrà pubblicata come UNI EN ISO 14021.

Abbiamo chiesto a Alessandro Manzardo del Cesqa-Dipartimento Ingegneria Industriale dell’Università di Padova e coordinatore del gruppo di lavoro UNI sulla gestione ambientale di prodotto della Commissione Ambiente – quali novità introduce la nuova norma e quale è l’interesse a livello nazionale. “La nuova versione della norma aggiorna ed estende il contenuto della precedente per supportare il mondo delle imprese nel comunicare le performance ambientali dei propri prodotti in modo più trasparente. La principale novità riguarda le regole per effettuare i “claim” in materia di cambiamenti climatici che riguardano in particolare la Carbon Footprint di prodotto e la Carbon Neutrality”.

“L’interesse delle aziende italiane su questi temi – conclude Manzardo – è sicuramente cresciuto negli ultimi anni, basti pensare al successo di iniziative quali il programma per il calcolo dell’Impronta Ambientale del Ministero dell’Ambiente; le aziende che coglieranno l’opportunità di utilizzare questo standard nelle proprie attività di comunicazione potranno quindi beneficiare di un modo riconosciuto e autorevole per raccontare ai consumatori il loro impegno nella salvaguardia dell’ambiente”.

L’obiettivo della norma – elaborata da esperti con la collaborazione di gruppi di consumatori e da organizzazioni ambientali non governative – è quello di armonizzare l’utilizzo delle asserzioni ambientali auto-dichiarate, con i seguenti benefici:

  • asserzioni ambientali più accurate, verificabili, non ingannevoli
  • un maggiore potenziale del mercato di stimolare miglioramenti ambientali in produzione, processi e prodotti
  • prevenzione e riduzione delle asserzioni non garantite
  • minore confusione sul mercato
  • facilitazione del commercio internazionale
  • maggiore opportunità di fare scelte più informate per acquirenti e utilizzatori dei prodotti.

La ISO 14021:2016 è stata sviluppata dal comitato tecnico ISO/TC 207 “Environmental management” SC 3 “Environmental labelling”.

I vantaggi delle #certificazioni #ISO14001 nell’indagine #ACCREDIA – #Università di Padova

Le organizzazioni italiane con un sistema di gestione ambientale (SGA) certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001, registrano non soltanto benefici organizzativi e un miglioramento delle performance ambientali, ma anche vantaggi economici, che vanno dalla riduzione dei costi a una maggiore competitività sul mercato.

Lo rileva l’indagine “Benefici, costi e aspettative della certificazione ISO 14001 per le organizzazioni italiane”, condotta con cadenza biennale da ACCREDIA e  CESQA – Centro Studi Qualità Ambiente dell’Università degli Studi di Padova, per misurare benefici e limiti della certificazione SGA, valutando i miglioramenti, ma anche le difficoltà che le organizzazioni pubbliche e private incontrano nell’implementazione e nel mantenimento di un sistema certificato.

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L’indagine, giunta alla settima edizione, è stata avviata a settembre 2015 e ha visto la partecipazione di circa 1.200 imprese sulle 11.000 certificate sotto accreditamento ACCREDIA per lo schema SGA.

Il campione è composto in larga misura da aziende private, più del 90%, di cui oltre il 75% di piccole e medie dimensioni, che hanno ottenuto la certificazione da parte di un Organismo accreditato in un periodo compreso tra il 1999 e il 2015. A livello di siti certificati, circa il 70% del campione ha un solo certificato ISO 14001, ma vi sono numerose organizzazioni di natura complessa e articolata, di cui un 16% con 3 o più siti produttivi certificati.

Nel seguito si segnalano i risultati più significativi per i vari indicatori.

  • Difficoltà nell’implementazione del sistema di gestione ambientale

L’indagine del 2015 non ha rilevato scostamenti di sostanza rispetto alle precedenti rilevazioni sulle difficoltà delle organizzazioni nel conseguire e mantenere la certificazione ISO 14001. La diversa percezione dei limiti del sistema di gestione ambientale sembra dipendere soprattutto dall’attività economica svolta e dai processi produttivi attuati.

  • Gli aspetti del sistema di gestione ambientale ritenuti di più semplice applicazione – da oltre il 70% dei rispondenti – sono la definizione di una politica ambientale e la struttura organizzativa, oltre alla gestione delle attività di audit e al riesame;
  • Gli elementi più difficili da implementare (per oltre il 50% del campione) risultano l’identificazione delle prescrizioni legali, lo sviluppo di competenza e consapevolezza da parte della struttura, il controllo operativo e la valutazione della conformità legislativa.

 

  • Elementi di utilità del sistema di gestione ambientali

Per quanto riguarda l’utilità della certificazione ISO 14001, le valutazioni risultano invece omogenee, confermando il giudizio positivo degli anni precedenti su tutti i requisiti della norma, che sono ritenuti funzionali all’organizzazione e alle sue attività.

  • Gli elementi più importanti (per il 90% delle organizzazioni intervistate) sono l’identificazione e la valutazione degli aspetti ambientali, l’identificazione delle prescrizioni legali, lo sviluppo delle competenze, il controllo operativo, la gestione delle emergenze e la valutazione della conformità legislativa.
  • Meno importanti risultano la definizione di una politica ambientale, il reperimento di risorse e la comunicazione, interna ed esterna, che riguardano più del 20% dei rispondenti.

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  • Vantaggi e costi derivanti dall’adozione del sistema di gestione ambientale

Rispetto agli anni precedenti, risultano in aumento la consapevolezza e la capacità delle organizzazioni certificate nello stimare e quantificare i benefici e i costi derivanti dall’implementazione del sistema di gestione ambientale. Oltre il 70% del campione, in aumento del 25% rispetto alle precedenti rilevazioni, è in grado di valutare, anche in termini economici i vantaggi legati alla certificazione ISO 14001.

  • I principali benefici risultano la conformità legislativa e le performance ambientali, per oltre il 70% dei rispondenti; a seguire i vantaggi organizzativi, che riguardano quasi il 60% delle organizzazioni. I benefici di tipo economico, dalla riduzione dei costi all’aumento della competitività sul mercato, sono rilevati da una percentuale di soggetti tra il 15% e il 25%.
  • I costi ritenuti più importanti per sviluppare e mantenere il sistema di gestione ambientale sono relativi alle attività di formazione e consulenza, in aumento rispetto al passato, mentre quelli legati all’innovazione di prodotto risultano più contenuti e in ulteriore diminuzione nel confronto con le precedenti rilevazioni.
  • Prospettive di sviluppo in campo ambientale

Le organizzazioni si sono espresse anche in merito alla pianificazione e progettazione di iniziative di miglioramento e sviluppo in campo ambientale.

  • E’ in aumento l’interesse per progetti relativi a indicatori di performance ambientale, sostenibilità energetica, analisi dei costi ambientali, comunicazione ambientale. Molte aziende dichiarano di aver già intrapreso progetti di integrazione tra i sistemi di gestione e l’informatizzazione del sistema documentale. Risulta in calo l’interesse verso lo schema EMAS, mentre è in crescita, ma rimane di nicchia, la propensione per lo sviluppo di studi di Life Cycle Assessment, nonché verso la Carbon e la Water Footprint.

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ISO 14001:2015 – Nuovo concetto “Prospettiva del Ciclo di Vita”

Fra le novità che caratterizzano la ISO 14001:2015, la considerazione della Prospettiva del Ciclo di Vita (“Life Cycle Perspective”) nella gestione ambientale dei prodotti e servizi e, più in generale, nella gestione ambientale delle imprese e del complesso delle relazioni con gli interlocutori della proprie filiere, è uno dei temi di maggiore portata innovativa della nuova norma.

La nuova norma, con l’assunzione della Life Cycle Perspective, segna un “punto di non ritorno”, ovvero dà per scontato che da ora in poi, le organizzazioni certificate non possano più limitarsi ad adottare un approccio meramente “formale” alla conformità del proprio SGA rispetto ai requisiti dello standard ISO 14001 relativi alla filiera e alla catena del valore. Si consideri, ad esempio, il caso dell’outsourcing delle attività e dei processi, inclusi quelli di produzione, fenomeno che oggi interessa le imprese in misura crescente e molto più consistente rispetto al passato. Come si vedrà, l’adozione di una Prospettiva di Ciclo di Vita nel SGA, implica che non sia (più) possibile escludere dal campo di applicazione del Sistema attività e processi in ragione della loro esternalizzazione o affidamento a soggetti esterni all’impresa, indipendentemente dalla loro natura “core” o “non-core” rispetto al business dell’organizzazione15. In un contesto caratterizzato dal crescente ricorso all’outsourcing, è evidente come l’adozione di una Life Cycle Perspective risponda, in questo caso, all’esigenza di assicurare la credibilità dello standard, scongiurando la possibilità che la certificazione del SGA sia concessa ad un’organizzazione “svuotata” dei processi e delle attività i cui impatti ambientali dovrebbero invece costituire l’oggetto principale della gestione certificata.

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Come anticipato, la nuova norma esclude in modo esplicito che la conduzione di una LCA possa essere considerato un requisito. La necessità di adottare una Life Cycle Perspective può invece essere colta come uno spunto per sviluppare questo strumento, il cui utilizzo è rimasto fino ad oggi quasi sempre limitato alla gestione ambientale di prodotto16. Alla luce dei nuovi requisiti, la LCA trova nuove e significative possibilità di integrazione e di valorizzazione nell’ambito di un SGA, fino a configurarsi (nelle esperienze più avanzate) come lo strumento ideale per fornire all’organizzazione quel patrimonio conoscitivo necessario non solo a gestire gli impatti ambientali dei prodotti, ma anche a perseguire concretamente il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali che è alla base della filosofia della norma. I risultati di una “full LCA” forniscono infatti una misura completa e approfondita degli impatti ambientali, molto utile per alimentare di informazioni, suggerimenti e idee le strategie dell’organizzazione mirate al miglioramento continuo delle proprie prestazioni ambientali.

Normalmente si ritiene che la conduzione di una LCA richieda un impegno significativo all’impresa, anche se non tutti gli studi sono concordi in questo senso17, ma va ricordato che è possibile applicare il metodo a diversi livelli di complessità e di precisione/approfondimento sotto il profilo tecnico, “giocando” sulla flessibilità consentita dai software e dalle banche dati di riferimento, sfruttandone tutte le potenzialità come supporto alle decisioni aziendali.

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Lo strumento LCA può essere utilizzato in forma semplificata (es.: “Screening LCA”) per produrre stime basate su dati “secondari” (cioè tratti “senza o con ridotto sforzo” da database esistenti) o comparazioni tra scelte alternative sotto il profilo ambientale (es.: tra materie prime succedanee) che comportano un impegno molto inferiore rispetto ad una “full LCA”. Quando è applicato in questa forma, il metodo LCA risulta di conseguenza più facilmente ed efficacemente “innestabile” nel Sistema di Gestione Ambientale e può quindi essere utilizzato per introdurre gradualmente la Prospettiva del Ciclo di Vita nei suoi meccanismi decisionali e nelle sue dinamiche gestionali.

Anche quando è applicata in una forma semplificata, infatti, la LCA mette a disposizione dell’azienda preziosi elementi conoscitivi “di base” relativi alle fasi del Ciclo di Vita dei prodotti e servizi su cui essa non ha un controllo immediato e diretto, ad esempio:

 quali impatti ambientali sono relativamente più significativi nella filiera;  a quali lavorazioni o fasi di attività sono legati;  quali sono le forniture che incidono maggiormente su un certo impatto ambientale;  in quali ambiti si possono rintracciare i maggiori margini di miglioramento;  etc.

In questo modo, la LCA diviene uno strumento “flessibile” di supporto ai diversi processi dell’organizzazione, che può essere utilizzato a diversi livelli di complessità a seconda delle esigenze delle funzione aziendali che ne hanno bisogno.

Fonte: Assolombarda