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Pubblicata la raccolta procedure ISO 27001 – Sistema di gestione sicurezza informazioni

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Novità – Raccolta procedure ISO 27001 – sistema di gestione sicurezza informazioni –
 
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I primi 5 passi per applicare la norma ISO 45001:18

I primi passi per applicare la norma ISO 45001:18 sono i seguenti:

1. eseguire un’analisi del contesto dell’organizzazione riguardante la salute e sicurezza
sul lavoro (per esempio, le parti interessate) così come dei fattori interni ed esterni
che possono avere un impatto sulle attività;
2. stabilire il perimetro di applicazione del sistema di gestione, tenendo ben presenti gli
obiettivi che si vorrebbero raggiungere;
3. definire la politica e gli obiettivi di salute e sicurezza;

4. definire i tempi di attuazione del sistema di gestione e pianificare come raggiungere
l’obiettivo;
5. definire le carenze in termini di competenze e/o risorse che è necessario colmare
prima dell’applicazione della norma

Il Sistema di gestione – parte 2

Scopo o funzione del sistema

I sistemi non devono avere per forza uno scopo che sarebbe poi la ragione stessa della loro esistenza ma devono avere almeno una funzione che consiste in ciò che fanno.

Il modo migliore di dedurre lo scopo di un sistema è quello di osservarlo per vedere come si comporta. Il sistema dei freni montato su un’automobile, per esempio, permette al guidatore di fermare la vettura e il sistema respiratorio permette al corpo di introdurre ossigeno.

Dall’introduzione della ISO 9001:2015 possiamo dedurre che lo scopo del sistema qualità è quello di mettere un’organizzazione in grado di fornire prodotti e servizi che soddisfino in modo costante i requisiti dei clienti, le cogenze e i riferimenti normativi.

Elementi

All’interno della ISO 9000:2015 non c’è alcuna spiegazione relativamente agli elementi costitutivi del sistema ma la troviamo nell’annesso SL dove si specifica che gli elementi del sistema comprendono:

  • la struttura dell’organizzazione;
  • i ruoli e le responsabilità;
  • la pianificazione;
  • le attività operativ;e
  • e, anche se non vengono menzionate, possiamo aggiungere le persone con il loro modo di lavorare

Gli elementi sono ciò che rende il sistema quello che è, le sue variabili. Se variano gli elementi, cambia la natura stessa del sistema.
Se proviamo a dividere in due gruppi gli elementi di un sistema qualità possiamo avere:

  • elementi tangibili: persone, prodotti, servizi, strumenti, energia, macchinari, ambienti di lavoro, ecc.
  • elementi intangibili: fiducia, fidelizzazione della clientela, reputazione, competenze principali, ecc.

Connessioni

All’interno di un sistema le parti o gli elementi di un sistema sono connessi uno all’altro in maniera organizzata e, dunque, le connessioni sono un’altra proprietà importante dei sistemi.

Molte di queste interconnessioni operano all’interno dei sistemi attraverso i flussi delle informazioni. Ad esempio, se consideriamo una squadra di calcio, i suoi elementi sono connessi uno all’altro attraverso le regole del gioco, la strategia dell’allenatore e le comunicazioni tra i giocatori.

 

Il sistema di gestione parte 1

Negli ultimi 50 anni le organizzazioni sono state fortemente incoraggiate a progettare e a implementare sistemi di gestione per migliorare la prevedibilità di certe performance e per convincere i clienti che stanno lavorando nel modo giusto. Molto di questo “incoraggiamento” si deve alle normative che sono state sviluppate per creare dei veri e propri benchmark che permettessero a un sistema di essere giudicato nella sua adeguatezza e maturità.

Il mondo è qualcosa di immensamente complesso e, a volte, addirittura caotico in cui tutti interagiscono all’interno di un ambiente costantemente in trasformazione. Quando i manager delle organizzazioni si confrontano con problematiche importanti, tendono spesso a spezzettarle per affrontarle in maniera più semplice ma questo non significa che tutte le parti verranno affrontate nello stesso momento o dallo stesso manager. Il risultato di tutti questi sforzi separati non assicurano affatto che la somma delle migliori singole soluzioni individuate per ogni parte della problematica sia migliore di una soluzione studiata per la problematica nel suo insieme. Ecco perché, a mano a mano che le aziende diventano più complesse, si dovrebbe diventare più coscienti dei pericoli derivanti dalla mentalità dei silo, cioè dei singoli dipartimenti che si percepiscono come un qualcosa di isolato dal resto dell’azienda.

Negli ultimi 60 anni si è provato ad ovviare a tutto questo con nuove teorie capaci di aiutarci a comprendere meglio e ad affrontare la complessità esaminando le situazioni nella loro interezza e abituandoci a ragionare in termini di sistema e di sue componenti.
Questo modo di approcciarsi ai problemi non è altro che l’essenza di un sistema gestionale come può essere, ad esempio, il sistema qualità

Un “sistema” è qualcosa costituito da un insieme di oggetti che vanno a formare un insieme complesso. Quando si ragiona in un’ottica di sistema bisogna prestare attenzione al modo sistemico che hanno queste entità di interagire per produrre un qualche risultato.

Un sistema di gestione è:

un insieme di elementi di un’organizzazione che interagiscono tra loro per stabilire obiettivi, politiche, ecc.
un insieme dei processi necessari al raggiungimento degli obiettivi

Un sistema di gestione, dunque, è composto da elementi e processi (cioè di attività che utilizzano degli input per arrivare a un certo risultato).
Ci sono differenti tipi di sistemi e differenti modi di classificarli. Uno dei modi più diffusi è quello di dividerli in due categorie ben distinte:

sistemi astratti (sistemi di concetti)
sistemi concreti (sistemi di oggetti)

Il sistema di gestione della qualità è, ovviamente, un sistema astratto mentre, ad esempio, un’automobile può considerarsi un sistema concreto.

I sistemi possiedono diverse proprietà che dipendono dalla loro tipologia. Vediamole una ad una.
Confini

I sistemi hanno raramente confini ben definiti (è difficile stabilire un confine, ad esempio, tra l’inquinamento prodotto da un’automobile e il naso che lo respira…) ma possiamo provare a tracciarli a livello di convenzioni sociali, modelli mentali, confini artificiali, ecc.

Il confine di un sistema, dunque, è solitamente qualcosa che viene ipotizzato per convenienza e che serve per poterlo esaminare scindendolo dall’ambiente. Una volta tracciati i confini di un sistema, se proviamo a spostarli, ci ritroviamo con un sistema completamente diverso.

Ciò che viene incluso all’interno di un sistema sono quegli elementi strettamente influenzati e controllati dallo stesso. Tutto ciò che può influenzare il sistema ma non può esserne influenzato va posto, invece, al di fuori dei suoi confini. Vanno poste al di fuori dai confini del sistema anche quelle piccole cose che hanno un’influenza piccolissima e che, dopo un’attenta analisi, non risultano importanti per il nostro scopo. Agire in questo modo ci permetterà di mantenere il sistema ad un livello comprensibile e gestibile.

Scopo o funzione del sistema

I sistemi non devono avere per forza uno scopo che sarebbe poi la ragione stessa della loro esistenza ma devono avere almeno una funzione che consiste in ciò che fanno.

Il modo migliore di dedurre lo scopo di un sistema è quello di osservarlo per vedere come si comporta. Il sistema dei freni montato su un’automobile, per esempio, permette al guidatore di fermare la vettura e il sistema respiratorio permette al corpo di introdurre ossigeno.

Dall’introduzione della ISO 9001:2015 possiamo dedurre che lo scopo del sistema qualità è quello di mettere un’organizzazione in grado di fornire prodotti e servizi che soddisfino in modo costante i requisiti dei clienti, le cogenze e i riferimenti normativi.

Elementi

All’interno della ISO 9000:2015 non c’è alcuna spiegazione relativamente agli elementi costitutivi del sistema ma la troviamo nell’annesso SL dove si specifica che gli elementi del sistema comprendono:

  • la struttura dell’organizzazione;
  • i ruoli e le responsabilità;
  • la pianificazione;
  • le attività operativ;e
  • e, anche se non vengono menzionate, possiamo aggiungere le persone con il loro modo di lavorare

Gli elementi sono ciò che rende il sistema quello che è, le sue variabili. Se variano gli elementi, cambia la natura stessa del sistema.
Se proviamo a dividere in due gruppi gli elementi di un sistema qualità possiamo avere:

  • elementi tangibili: persone, prodotti, servizi, strumenti, energia, macchinari, ambienti di lavoro, ecc.
  • elementi intangibili: fiducia, fidelizzazione della clientela, reputazione, competenze principali, ecc.

Connessioni

All’interno di un sistema le parti o gli elementi di un sistema sono connessi uno all’altro in maniera organizzata e, dunque, le connessioni sono un’altra proprietà importante dei sistemi.

Molte di queste interconnessioni operano all’interno dei sistemi attraverso i flussi delle informazioni. Ad esempio, se consideriamo una squadra di calcio, i suoi elementi sono connessi uno all’altro attraverso le regole del gioco, la strategia dell’allenatore e le comunicazioni tra i giocatori.

Fonte: qualitiamo.com

ISO 45001: la struttura del Final Draft (FDIS)

La norma ISO 45001 ha raggiunto la fase di FDIS (Final Draft International Standard).
Il 30 novembre scorso, il Final Draft è stato rilasciato per l’avvio del ballot, che si concluderà il 25 gennaio 2018.

La ISO 45001, il nuovo standard internazionale sui sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro, dovrebbe essere pubblicata a febbraio/marzo 2018, in caso di esito positivo del ballot sul FDIS.

In gennaio 2018 sarà disponibile il corso on line Esperto ISo 45001

Cosa si intende esattamente per requisito nell’ambito della ISO 9001?

Un “requisito” è l’enunciazione di qualcosa che è necessario, atteso o richiesto in maniera specifica al fine di ottenere un determinato scopo.

Conoscere i requisiti di tutte le parti interessate è fondamentale per progettare, implementare e mantenere bene nel tempo un sistema qualità. Se è vero, infatti, che le organizzazioni sono create per raggiungere un obiettivo, adempiere a una mission o centrare un traguardo concordato, è anche vero che tutto questo risulta impossibile senza soddisfare i requisiti di tutti gli stakeholder. I clienti (una delle tante parti interessate), infatti, saranno soddisfatti se riceveranno prodotti o servizi che soddisfino i loro requisiti ma questi requisiti continueranno ad essere soddisfatti nel tempo solamente se lo saranno anche quelli degli altri stakeholder (investitori, dipendenti, fornitori, società, ecc.), cioè se a queste parti interessate verrà dato loro qualcosa in cambio di tutti i contributi esterni ed interni al lavoro dell’organizzazione.

La maggioranza dei requisiti delle parti interessate va in qualche modo “scoperta” dalle organizzazioni perché spesso, se escludiamo i requisiti dei clienti (e a volte nemmeno quelli), non si trova ben definita nei contratti, negli ordini, nei regolamenti, nelle norme o nelle leggi di riferimento. Per questo troppo spesso ci si dimentica di quei requisiti che non attengano ai clienti o alle cogenze.
Oltre a tutto questo lavoro, ogni organizzazione ha l’obbligo – secondo la ISO 9001:2015 – di determinare lo scopo di ognuno di questi requisiti in modo da poter fornire ai clienti prodotti e servizi che siano “fit for purpose“, cioè adatti allo scopo.

I requisiti possono essere espressi in vario modo. Vediamo quali sono i più comuni.

Necessità, bisogni

Bisogni e necessità sono essenziali per la vita e per mantenere certi standard, così come lo sono per prodotti e servizi perché è attraverso l’espressione di bisogni e necessità che si adempie allo scopo che ha portato all’acquisto di questi prodotti o servizi. Ad esempio, un’automobile deve avere un volante e non serve che qualcuno trasformi questa esigenza in un requisito esplicito perché tutti sanno che per guidare un’automobile ci deve essere un volante. Quello che, invece, diventerà sicuramente un requisito è, ad esempio, che questo volante sia rivestito in pelle e cucito a mano.

Le necessità di una persona sono, ovviamente, spesso del tutto differenti da quelle di un’altra e se ognuno di noi ordinasse un prodotto o un servizio in grado di soddisfare in pieno e totalmente queste necessità è ovvio che si tratterebbe di qualcosa di iper personalizzato e, per questo stesso motivo, di molto, troppo caro. Ecco, dunque, che ci sono necessità e necessità e che, spesso, si devono accettare dei compromessi e convivere con prodotti e servizi che hanno caratteristiche che, a volte addirittura vanno al di là di ciò che ci servirebbe, e altre non ci soddisfano in toto. Ecco dunque che, per andare incontro alla molteplicità di bisogni esistenti, i clienti spesso definiscono dei requisiti di partenza in base ai quali scelgono quale prodotto acquistare tra quelli proposti, proprio in base al fatto che essi sembrino soddisfare o meno queste necessità, anche se non sono stati progettati precisamente con questo scopo.

Volontà, esigenze

Se ci concentriamo sui benefici che possiamo trarre da un prodotto o da un servizio, vediamo che necessità e bisogni possono facilmente tarsformarsi in volontà ed esigenze. Un esempio classico è la necessità di cibo che può trasformarsi nella volontà di mangiare un cibo particolare come, ad esempio, del cioccolato o – in maniera ancora più specifica – una certa marca di cioccolato.

Spesso soddisfare queste esigenze non è essenziale come soddisfare veri e propri bisogni ma porta un cliente a preferire un prodotto (o un servizio) a un altro.

Nel far crescere i loro affari, le organizzazioni creano la domanda per i loro prodotti e servizi basandosi molto spesso proprio sulla soddisfazione di queste volontà che possono nascere, ad esempio, da una campagna marketing ben organizzata e dall’immagine che ne deriva. Per intenderci meglio, cinquant’anni fa non sentivamo il bisogno di mangiare verdura estiva in pieno inverno ma, dato che oggi esistono organizzazioni che rendono possibile tutto questo, ecco che nel consumatore si è creata una nuova esigenza da soddisfare, quindi un nuovo requisito. Mangiare pomodori a gennaio non è essenziale per la sopravvivenza o per vivere più sicuri o per realizzarci meglio nella vita ma sappiamo che è una possibilità che oggi esiste e abbiamo imparato a volerla e persino a sentirne l’esigenza.

Fonte: Qualitiamo.com

 

Professioni, la certificazione accreditata per il mercato del lavoro

Da anni l’analisi economica ha evidenziato la bassa produttività dell’economia italiana, accendendo un campanello d’allarme su un aspetto critico in un contesto in cui mercati integrati competono su scala globale. Tale bassa produttività è, in parte, legata ad un equilibrio inefficiente tra domanda e offerta di lavoro qualificato: basse competenze offerte dai lavoratori e basse competenze richieste dalle imprese.

Le economie mature, come quella italiana, che basano la propria crescita sull’innovazione di prodotti e processi hanno bisogno di un mercato del lavoro che garantisca l’incontro tra domanda e offerta di competenze qualificate. Creare le condizioni per un mercato del lavoro efficiente basato su nuove competenze specialistiche, richiede policy coordinate tra imprese, Università e Pubblica Amministrazione.

La certificazione accreditata, in questo quadro, è un potente strumento che può garantire trasparenza ed efficienza nei processi di selezione: l’attestazione di specifiche competenze consente al lavoratore di rendersi riconoscibile nel mercato e, all’impresa, di soddisfare le proprie esigenze di nuove professionalità.

La trasformazione tecnologica in atto nelle imprese avrà un impatto decisivo nel mercato del lavoro introducendo nuove figure professionali e competenze. Già nel 2015, uno studio di Assolombarda e Confindustria (“Alla ricerca delle competenze 4.0”, Ricerca 03/2015) evidenziava le competenze e le soft skills richieste per le figure professionali più significative di Industria 4.0 e individuava 3 ambiti specifici a cui ricondurre le nuove professionalità richieste:

  • professioni inerenti il trattamento e l’analisi delle informazioni (big data, business intelligence)
  • professioni attinenti alla progettazione di applicazioni associate ai nuovi media e ai social network
  • professioni legate all’automazione di processi produttivi e logistici

Dall’Osservatorio Accredia sono 175 le professioni per le quali è possibile richiedere una certificazione accreditata e sono oltre 200.000 i certificati rilasciati sotto accreditamento. Diversi sono i settori coinvolti e includono il WEB e le nuove tecnologie ma anche la finanza, l’ambiente e il risparmio energetico.

Molte sono le nuove figure professionali e molte continuano ad aggiungersi, anche per effetto della Legge n. 4/2013 che riguarda le professioni non organizzate in ordini o collegi, ma i certificati rilasciati sotto accreditamento si concentrano in settori nei quali sono presenti figure professionali già consolidate e, in alcuni casi, legate ad obblighi normativi (elenco dei Gas Fluorurati). Negli ultimi anni, tra gli interventi volti a individuare una certificazione nazionale delle qualifiche che dia omogeneità alle competenze offerte dai lavoratori italiani, la Legge n. 4/2013 ha costituito un capitolo importante. In particolare, agli articoli 6 e 9, prevede la possibilità per il professionista di ottenere da un organismo accreditato da Accredia una certificazione che attesti la conformità alle norme tecniche UNI (Ente Italiano di Normazione).

43 sono le norme UNI pubblicate dopo il 2013 per la qualificazione di nuove figure professionali, mentre, sulla base dei dati a disposizione, sono circa 4.500 i “nuovi” professionisti certificati da organismi accreditati.

Questi numeri, in continua crescita, testimoniano come la conformità a norme tecniche, certificata sotto accreditamento, sia una garanzia di trasparenza ed efficienza per il mercato.

Il professionista certificato garantisce il mantenimento e l’aggiornamento delle proprie competenze, periodicamente verificate dall’organismo di certificazione competente, e il suo nominativo viene registrato nelle Banche Dati Accredia delle figure professionalicertificate sotto accreditamento, uno strumento a disposizione del mercato per favorire la visibilità e dunque il ricorso alle competenze qualificate.

Fonte: Accredia.it