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Punto 9.1 – Norma ISO 9001:2015 – MONITORAGGIO, MISURAZIONE, ANALISI E VALUTAZIONE – Come raccogliere in maniera efficace le percezioni dei clienti?

Riportiamo un interessante contributo pubblicato su http://www.qualitiamo.com, relativo alle modalità per raccogliere in maniera efficace le percezioni dei clienti.

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E arriviamo adesso a quello che è uno degli strumenti per la raccolta dei feedback della clientela più diffusi al mondo, il classico questionario cliente. Permetteteci, però, di insinuarvi qualche dubbio in merito alla sua reale efficacia:

i questionari non restituiscono quasi mai dati “freschi” perché difficilmente vengono riconsegnati e analizzati a stretto giro. E se anche venissero restituiti e analizzati immediatamente, resta il fatto che vengono inviati periodicamente e, quindi, rischiano di non riportare situazioni di disagio pregresse o di restituirne la fotografia quando ormai la situazione con il cliente è compromessa.
Si potrebbe ovviare a questo problema mandando un questionario dopo ogni transazione con la clientela ma, quando diventano tante, il feedback potrebbe risultare oneroso per i clienti;
spesso contengono troppe domande e i clienti, proprio per questo motivo, evitano di rispondere perché considerano questa azione una perdita di tempo.
Certo questa è una cosa risolvibile, basterebbe concentrarsi su poche domande chiave alle quali dare poi un seguito. Meglio, infatti, concentrare il questionario su pochi punti e agire in fretta in base alle segnalazioni dei clienti che, a questo punto, vedrebbero una qualche utilità nel tempo speso a compilare il documento;
i buoni questionari sono molto difficili da progettare.
Volete un esempio? La maggioranza basa la possibilità di risposta dei clienti su una scala che va da un valore (massimo gradimento o totalmente d’accordo) a un altro (minimo gradimento o per niente d’accordo). Spesso, però, per quanto possiate non crederci, le persone non hanno le capacità, il tempo o la concentrazione necessari per interpretare correttamente le domande e crocettare il valore giusto per rispondere. A volte, poi, il range delle ipotesi di risposta non è ben bilanciato oppure è troppo ampio e genera confusione;
solitamente i questionari non forniscono molti input per ciò che riguarda i suggerimenti per migliorare. Documenti di questo tipo, infatti, si limitano a fornire dati che poi andrebbero elaborati per decidere come utilizzarli al fine di migliorarsi. Se, ad esempio, avete chiesto ai clienti di valutare la preparazione tecnica dei vostri commerciali e la risposta è stata 3,4 su 5 quale strada potreste percorrere per migliorarla? Il questionario in questo non vi aiuta

Cosa si potrebbe fare, quindi, per raccogliere in maniera efficace le percezioni dei clienti?
Vediamolo insieme:

Esaminare le interazioni con i clienti – telefonate, e-mail, fax, chiacchierate di persona presso le fiere di settore ecc. possono dirvi tantissimo su come la pensino i vostri clienti e fornirvi un ottimo feedback. Perché ricorrere a qualcosa di nuovo quando avete un sacco di materiale a vostra disposizione?
Mettere a punto uno strumento mirato che vi permetta di tirare fuori dati da queste interazioni – per le telefonate, ad esempio, si potrebbe pensare a una domanda secca da rivolgere al cliente al termine dell’interazione, qualcosa di estremamente breve e che preveda una risposta concisa.
Oppure potreste anche pensare alla visita di un commerciale quando il cliente riceve e mette in utilizzo il prodotto.
Un altro momento adatto alla raccolta di feedback è dopo l’erogazione di un servizio o dopo un paio di settimane dalla messa in opera di un prodotto. Contattate il cliente e fate poche domande circostanziate. Anche le e-mail potrebbero essere utilissime per avere un feedback. Chiedete a tutti i collaboratori di incluedere un link nella firma automatica che porti direttamente a una pagina del vostro sito dove sia possibile segnalare qualcosa che si vorrebbe vedere migliorato. In questo caso, assicuratevi che la cosa sia veloce e compatibile con la maggioranza dei browser più utilizzati.
In ogni caso, guardare la cosa dal punto di vista del cliente potrebbe farvi scoprire un sacco di cose.
Focalizzarsi su domande aperte (di domande aperte e chiuse abbiamo parlato in questo articolo) che permettano ai clienti di articolare il feedback in base a una logica che non deve per forza essere la vostra e che vi diano input chiari in merito a come procedere.
Eccovi un esempio di domande aperte:
Riscontrate qualche problema con i nostri prodotti/servizi?
C’è qualcosa che, secondo voi, facciamo particolarmente bene?
Cosa potremmo fare in futuro per facilitare il vostro lavoro?
Individuare le criticità e cogliere le opportunità di miglioramento – I problemi evidenziati dai clienti vanno risolti immediatamente (ecco perché è meglio fare poche domande mirate e agire di conseguenza). Raggruppate i feedback in categorie e applicate il principio di Pareto per decidere quale priorità dare ai vostri interventi.
Trattate ogni azione di miglioramento come un mini progetto stabilendo attori, tempistiche, risorse da utilizzare, responsabilità, ecc.
Al termine dell’azione di miglioramento, comunicate al cliente ciò che avete fatto in base al feedback che vi ha inviato.

Questo punto 9.1.2 della ISO 9001:2015 ha relazioni molto strette con altri quattro paragrafi della nuova norma:

5.1.2 “Leadership – Focalizzazione sul cliente”
8.5.5 “Attività operative – Attività post-consegna”
9.1.3 “Valutazione delle prestazioni – Analisi e valutazione”
10.1 “Miglioramento – Generalità”

Le domande che un auditor potrebbe farvi per verificare che i requisiti di questo punto della norma siano stati applicati correttamente sono:

L’organizzazione monitora le percezioni dei clienti relativamente al fatto che le loro necessità e aspettative siano state soddisfatte?
Quali metodologie vengono utilizzate per determinare come ottenere, monitorare e riesaminare queste informazioni?

Fonte

Tool gratuito per determinare lo scopo del sistema qualità ISO 9001:2015

Il punto 4.3 della norma ISO 9001:2015  richiede la determinazione del campo di applicazione del sistema di gestione della qualità. Questo semplice strumento è in grado di guidare la discussione e a definire  i confini e l’applicabilità del SGQ.

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ISO 9001:2015. Non è mettere il rossetto agli elefanti

Un bel titolo che racchiude l’opportunità di rinnovare il sistema qualità in occasione del passaggio alla nuova ISO 9001:2015. Autore: Erika Lombardi.

La revisione 2015 continua a proporre un modello organizzativo, ma con un approccio diverso: una minore rigidità delle indicazioni che permette alle organizzazioni di disporre di un margine di libertà nella applicazione dei requisiti. E, come sempre, a maggiore libertà di azione corrisponde un carico di responsabilità più consistente. Se ben interpretate e applicate, le critiche di eccesso di burocrazia, appesantite da una montagna di carta, potranno rappresentare un retaggio del passato. Ma come approcciare in modo corretto la nuova ISO 9001:2015 ? Se il vecchio Sistema di Gestione Qualità era pachidermico, creato prioritariamente per soddisfare le attese della certificazione, adesso dovrà essere rivisitato in modo sostanziale: una passata di rossetto non sarà sufficiente!

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Il ruolo del vertice

Compaiono tre nuovi impegni che indirizzano l’organizzazione ad uscire dalla autoreferenzialità:
• l’analisi del contesto esterno (legale, competitivo, sociale,…) e di quello interno (valori, cultura, conoscenze,…);
• l’attenzione verso le parti interessate, cioè di quei soggetti che vivono di riflesso gli esiti delle prestazioni (azionisti, dipendenti, sindacati, indotto,…);
• il risk based thinking, inteso come incertezza dell’esito dei risultati, in chiave non solo di rischio ma anche di opportunità.
La disamina di questi temi è determinante per definire il Sistema di Gestione Qualità. Non può che essere di appannaggio del vertice: l’interpretazione del passato e le proiezioni verso il futuro a medio e lungo termine rappresentano i riferimenti e la guida. Da questa lettura integrata di varie fonti nascono la politica, con i suoi obiettivi, l’insieme dei processi integrati, e l’ambito della misurazioni delle prestazioni.

Vai all’articolo completo dal seguente link

Come provare all’auditor che i processi si sono svolti come pianificato

Avete programmato i vostri processi e li avete portati avanti esattamente secondo questo programma. Come fare a dimostrare tutto questo all’auditor (o ai vostri clienti)?

Fin dalla sua versione del 2000, la ISO 9001 si è focalizzata su un approccio per processi e la nuova versione dello standard – la ISO 9001:2015 – ha dato conferma di questo orientamento.
Ogni Sistema Qualità, dunque, deve essere considerato come un insieme di diversi processi che devono essere integrati nel modo corretto, in modo da poter funzionare al meglio. Questo significa che l’output di un processo spesso può diventare l’input di un altro e un modo per assicurarsi che ogni processo venga eseguito come programmato è quello di verificare che tutti i processi che compongono un macroprocesso facciano esattamente quello che devono fare.

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L’approccio per processi, nella norma ISO 9001:2015, è spiegato al punto 4.4.1 “Sistema di gestione per la qualità e relativi processi”, ed è ulteriormente chiarito nel paragrafo 4.4.2 “che richiede di “conservare informazioni documentate affinché si possa avere fiducia nel fatto che i processi sono condotti come pianificato”.
Ma cosa significa esattamente questo requisito della norma? Come si dimostra che i processi stanno operando proprio come abbiamo pianificato?

Una fotografia istantanea e veritiera dell’efficacia dei processi di un sistema di gestione ci viene offerta dagli indicatori delle performance. E’ dunque possibile monitorare se un processo venga eseguito come previsto mediante il monitoraggio di un certo indice di riferimento che viene scelto appositamente per dirci se il processo funzioni o meno correttamente.
Per esempio, se un processo di acquisto è stato progettato in modo da fornire tutte le informazioni necessarie relativamente ai vostri ordini di acquisto e per scegliere presso quale fornitore effettuare un ordine in modo che i prodotti e i servizi ricevuti soddisfino tutte le vostre esigenze al momento della ricezione, un indicatore chiaro delle prestazioni potrebbe essere quanti prodotti o servizi consegnati dai vostri fornitori siano stati in grado di soddisfare pienamente le vostre esigenze. Tracciando la percentuale delle consegne conformi, è possibile – dunque – ottenere una visione globale dell’efficacia del processo di acquisto ed avere un’idea generale se il processo venga eseguito come previsto.

Un altro modo per avere un’idea chiara delle performance dei singoli processi è quello di procedere ad un’analisi approfondita del Sistema Qualità tramite una serie di audit.
L’obiettivo dichiarato del programma di verifiche ispettive interne, così come descritto nella norma ISO 9001: 2015 al punto 9.2, è quello di garantire che il Sistema Qualità sia conforme ai requisiti o, in altre parole, assicurare che i processi soddisfino tutte le disposizioni previste.

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Quando si utilizza un approccio per processi per attuare un programma di audit interni, si prendono in considerazione i requisiti di ogni processo e, attraverso una raccolta di elementi probativi che gli output di processo soddisfino i requisiti, si dà evidenza di operare come da programmazione o, in alternativa, si mettono in luce i punti dove operare correzioni.
Si può procedere partendo da una lista di riscontro costruita partendo da eventuali procedure relative al processo (le informazioni documentate) e verificare che tutto avvenga esattamente come descritto. Si dovrebbero poi esaminare le registrazioni del processo quali ordini di acquisto, approvazioni dei fornitori, registrazioni di prodotti e servizi ricevuti e della loro conformità e confrontare il tuttto con quanto pianificato.

L’intento di un audit per la verifica della conformità di un sistema di gestione è quello di dimostrare, attraverso le evidenze raccolte, che il processo è stato condotto come previsto.

La lezione che impariamo da tutto questo è che – quando sviluppiamo i processi, è fondamentale pensare a quali registrazioni sia importante mantenere per dimostrarne la conformità ai requisiti. Ragionate in base alle fasi di sviluppo del processo stesso e chiedetevi quali documenti occorra conservare in ogni fase per dimostrare di aver svolto correttamente tutte le attività in modo da garantire la conformità del prodotto o del servizio.

Fonte: Qualitiamo.com

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I domini web specialistici per enti di certificazione e consulenti

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“Disaster manager”, professionista della protezione civile: ora c’è la norma UNI

Terremoti, dissesti idrogeologici, alluvioni, eruzioni vulcaniche… fenomeni di cui purtroppo ultimamente si parla spesso e che vedono fortemente impegnato il professionista della protezione civile, noto anche come Disaster Manager. Questa figura professionale riveste infatti un ruolo significativo nelle attività di pianificazione, di coordinamento e di elaborazione delle politiche pubbliche di protezione civile in ambito locale.

tende campoPer definire meglio le caratteristiche le conoscenze, le abilità e le competenze di questo professionista è stata appena pubblicata la norma UNI 11656:2016 intitolata “Attività professionali non regolamentate – Professionista della Protezione Civile (Disaster Manager) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”.
La norma è stata messa a punto da un gruppo di lavoro (il GL 6) operante nell’ambito della Commissione UNI “Sicurezza della Società e del Cittadino” e delinea in particolare tre livelli del profilo del Disaster Manager in funzione dei contesti organizzativi di diversa complessità e/o di attività nei quali opera.

Come spiega Roberto Pizzi, (Consigliere dell’Associazione Nazionale Disaster Manager – ASSODIMA – e coordinatore del gruppo di lavoro UNI): “Il Disaster Manager è il professionista che fornisce il supporto alle decisioni per la gestione delle attività di previsione, prevenzione, risposta e superamento delle emergenze di protezione civile. La norma UNI 11656:2016 per la prima volta, in Italia e a livello internazionale, stabilisce i requisiti di competenza, abilità e conoscenza, necessari affinché il Disaster Manager possa vedere riconosciuta la propria professione da organizzazioni di terza parte, come stabilito dalla Legge 4/2013.
Gli Enti locali e territoriali potranno far riferimento a questa norma per potersi avvalere di professionisti qualificati con percorsi certi che potranno essere avviati all’interno degli Enti stessi.

Secondo Sergio Achille, presidente di ASSODIMA (Associazione Nazionale Disaster Manager): “La pubblicazione della norma rappresenta un passaggio significativo, per molti aspetti storico, in quanto consentirà a migliaia di professionisti, sia in regime di libera attività, sia dipendenti della Pubblica Amministrazione, di vedere riconosciuta la propria attività nel campo della protezione civile, anche in aggiunta ad altre qualifiche professionali regolamentate già possedute. Questa norma, inoltre, consentirà al Servizio Nazionale della Protezione Civile di dotarsi a livello territoriale di quei presìdi di elevata professionalità dei quali si avverte sempre più la necessità.

Fonte: UNI

I nuovi standard di sostenibilità

Lo scorso 19 ottobre sono stati presentati ufficialmente i nuovi standard internazionali di rendicontazione della sostenibilità.
A proporli è la Global Reporting Initiative (Gri), il principale ente di riferimento per chi si occupa di bilanci di sostenibilità.

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Si tratta di una sorta di un nuovo linguaggio universale, che permetterà di produrre informazioni non finanziarie uniformi e che quindi consentirà alle aziende di essere più trasparenti nella comunicazione dell’impatto delle loro attività su economia, ambiente e società. Inoltre, sottolinea la Gri in un comunicato, «aiuteranno le organizzazioni a prendere migliori decisioni e a contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite».

I nuovi standard sono l’ultima evoluzione di un processo multi-stakeholder durato oltre 15 anni, che era approdato finora alle linee guida G4, che saranno dichiarate definitivamente superate dal nuovo strumento entro il 1° luglio 2018.

I nuovi standard di rendicontazione possono essere scaricati gratuitamente sul sito della Gri e prevedono una struttura composta da 36 moduli che facilitano la comunicazione d’impresa su temi quali le emissioni di gas serra, l’uso di energia e acqua, e le pratiche lavorative. I nuovi standard Gri sono basati sulla materialità e si focalizzano sui temi che rappresentano gli impatti più significativi delle organizzazioni e che sono più importanti per gli stakeholder.

Nello specifico, gli strumenti sono basati innanzi tutto su tre standard universali, tre moduli, che possono essere applicati da qualunque tipo di organizzazione per preparare un rapporto di sostenibilità.

Gli altri 33 moduli sono invece una selezione di standard specifici che coprono questioni economiche, ambientali e sociali. In questo caso, almeno da un punto di vista numerico, la parte preponderante spetta agli standard sociali, a cui si riferiscono ben 19 moduli. Tra questi, per esempio, ci sono questioni come il lavoro, l’educazione, le pari opportunità, il lavoro minorile, i diritti dei popoli indigeni e molto altro.

Sono otto, invece, i moduli dedicati agli standard ambientali: i materiali utilizzati, l’energia, l’acqua, la biodiversità, le emissioni, i rifiuti, la conformità ambientale e la valutazione ambientale dei fornitori.

Sei moduli, infine, sono dedicati agli standard economici. In questo caso si va dalla performance economica alla presenza di mercato, dagli impatti economici indiretti all’adozione di buone pratiche, dalla lotta alla corruzione ai comportamenti anti-competitivi.
Per familiarizzare con le novità, il Gri propone una serie di attività, tra cui webinar interattivi, training certificati e altre iniziative.
(Fonte: Marco Ratti, http://www.eticanews.it/)

Video di formazione – #ISO 9001:2015 e #risk #management

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La nuova norma ISO 9001:2015 ed il requisito di risk management. Un cenno alla norma ISO 31000 ed un esempio concreto di valutazione rischi nella produzione automotive secondo la ISO TS 16949

La valutazione aspetti ambientali in ambito ISO 14001:2015

Un aspetto ambientale è il modo in cui la propria attività, servizio o prodotto influisce sull’ambiente. Per esempio, uno dei possibili aspetti ambientali per un autolavaggio potrebbe essere relativo a un detergente potenzialmente inquinante per le acque (tale inquinamento costituisce l’impatto ambientale).

Di seguito, si riportano alcuni esempi di collegamenti tra attività, servizi, aspetti e impatti.

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Un impatto ambientale è un cambiamento dell’ambiente. Gli impatti ambientali sono causati da aspetti ambientali.

Le fasi seguenti costituiscono un approccio semplice e sistematico per individuare, valutare e gestire gli aspetti ambientali.

1. Definizione del campo di applicazione dell’SGA

Prima di cominciare ad affrontare gli aspetti e gli impatti ambientali, è necessario definire il campo di applicazione dell’SGA. Si può scegliere di applicare la ISO 14001 all’intera organizzazione, o solo a una specifica unità, sede o prodotto. Una volta presa questa decisione, il campo di applicazione dell’SGA è stato definito. Da qui in avanti, tutte le attività, i servizi e i prodotti che ricadono all’interno del campo di applicazione che è stato definito devono essere presi in considerazione nell’individuazione degli aspetti e degli impatti ambientali.

2. Identificazione degli aspetti ambientali

Per prima cosa, spieghiamo i termini attività, servizio e prodotto. Un’attività è una componente dell’attività principale dell’azienda (p.es. le fasi del processo di produzione). Servizio indica un servizio ausiliario a supporto delle attività principali (p.es. caldaia, riscaldamento e aria condizionata, manutenzione). Un prodotto è una merce che si offre sul mercato. Un aspetto ambientale del prodotto potrebbe essere, per esempio, un confezionamento del prodotto sovrabbondante o il grado di riciclabilità del prodotto al termine del suo ciclo di vita.

Come afferma la 14001, “L’organizzazione deve stabilire una procedura per identificare gli aspetti ambientali e determinare quegli aspetti che hanno o possono avere un impatto significativo sull’ambiente”. Inoltre, si deve tenere un registro degli aspetti ambientali, che viene tenuto aggiornato e tiene conto di attività, prodotti o servizi nuovi o modificati previsti.

Gli aspetti possono essere suddivisi in diretti e indiretti. Gli aspetti ambientali diretti sono associati con attività, prodotti e servizi dell’organizzazione stessa, su cui quest’ultima ha un controllo di gestione diretto (p.es. come si gestiscono i rifiuti presso la propria sede). Tuttavia, per le organizzazioni di tipo non industriale, ci si concentrerà spesso sugli aspetti ambientali indiretti delle attività (p.es. come i propri subappaltatori gestiscono i rifiuti presso la propria sede, aspetti controllati lungo la catena, aspetti controllati dai clienti).

Al fine di individuare i propri aspetti ambientali, è necessario studiare come le attività, i prodotti e i servizi della propria organizzazione influiscono sull’ambiente. L’identificazione degli aspetti ambientali spesso prende in considerazione, per esempio, le emissioni nell’aria, gli scarichi nell’acqua e nel suolo, l’uso di materie prime, i rifiuti e le risorse naturali, gli impatti sulla biodiversità, ecc.

Nell’individuazione degli aspetti ambientali, tutte le componenti delle attività operative dell’azienda nell’ambito dello campo di applicazione devono essere prese in considerazione, non solo le ovvie attività principali di produzione o servizi. Per esempio, la maggior parte di stabilimenti hanno un reparto manutenzione, uffici, mensa, sistemi di riscaldamento e condizionamento, aree di parcheggio, nonché attività di subappaltatori e fornitori, ciascuna delle quali può avere un impatto sull’ambiente.

Varie tecniche possono essere usate per compilare un elenco complessivo degli aspetti e impatti ambientali di uno stabilimento: per esempio, il metodo della catena di valore, il metodo del flusso di processo, l’identificazione dei materiali, il metodo della conformità con i requisiti legali, ecc.

Una buona pratica è coinvolgere un team interfunzionale che comprenda le principali aree di attività.

Per ciascun tipo di attività, prodotto o servizio, è necessario elencare il relativo specifico aspetto ambientale: in questo modo si otterrà un elenco o una matrice generali degli aspetti e degli impatti.

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3. Valutazione degli aspetti ambientali significativi

Lo scopo della valutazione degli impatti ambientali è concentrarsi su ciò che conta di più (come secondo il principio di Pareto). Non è necessario gestire tutti gli aspetti ambientali, ma solo quelli che sono, in base ai propri specifici criteri, considerati significativi.

Gli aspetti ambientali significativi sono al centro del sistema di gestione ambientale della propria organizzazione.

A seconda del tipo, della natura e della complessità dell’organizzazione, esistono molte tecniche disponibili per eseguire una valutazione per determinare la significatività degli aspetti ambientali. Nel valutare la significatività si deve tenere conto di:

  • potenziale di causare danni ambientali
  • dimensioni e frequenza dell’aspetto
  • importanza per gli stakeholder dell’organizzazione
  • requisiti della legislazione ambientale in materia

Ogni organizzazione deve fissare i propri criteri di significatività sulla base di un esame sistematico dei propri aspetti ambientali e dei loro impatti effettivi e potenziali.

4. Gestire gli aspetti ambientali significativi

Ciascun aspetto significativo deve essere messo sotto controllo attuando uno o più dei controlli seguenti: persona responsabile (ISO 14001; 4.4.1), piano di formazione (ISO 14001; 4.4.2) o procedura, checklist e/o programma di manutenzione (ISO 14001; 4.4.6). Il livello di controllo deve essere adeguato per la natura e il rischio dell’aspetto significativo. Ciascuno degli elementi sopracitati è una parte della routine di lavoro quotidiana.

Un SGA può spesso essere più complicato del necessario. Il segreto per un SGA efficace è cogliere bene gli aspetti ambientali sin dal principio. Identificare gli aspetti ambientali in modo corretto, oltre a far risparmiare tempo, consentirà di conseguire grandi vantaggi dall’SGA, una volta che sarà stato implementato.

Autore: Robert Verbanac – Advisera.com