Linee guida per l’applicazione della ISO 9001:2015

Il progetto UNI1602503 della Commissione Gestione per la qualità e metodi statistici rappresenta una specifica tecnica di potenziale interesse per tutte le organizzazioni pubbliche e private che intendono applicare il sistema di gestione per la qualità in conformità alla ISO 9001:2015, che aiuta a comprenderne le principali innovazioni e che guida nella corretta interpretazione dei requisiti di norma.

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Di competenza del GL 02 “Sistemi di gestione per la qualità”, il progetto “Sistemi di gestione per la qualità – Linee guida per l’applicazione della ISO 9001:2015” fornisce una guida circa le finalità dei requisiti della nuova ISO 9001, con esempi dei possibili passi che un’organizzazione può intraprendere per soddisfarli. Essa non aggiunge, sottrae o modifica in alcun modo detti requisiti. La specifica tecnica, che adotta la ISO/TS 9002:2016, non prescrive degli approcci obbligatori all’attuazione della norma, né fornisce un metodo di interpretazione preferenziale. Rappresenta un documento utile anche ai fini della transizione alla nuova edizione della ISO 9001.

Il progetto si trova nella fase di inchiesta pubblica preliminare, che terminerà il 12 dicembre 2016. Chi fosse interessato può inviare i propri commenti utilizzando l’apposito modulo online nella sezione Normazione >> UNI: inchiesta pubblica preliminare.

 

“Disaster manager”, professionista della protezione civile: ora c’è la norma UNI

Terremoti, dissesti idrogeologici, alluvioni, eruzioni vulcaniche… fenomeni di cui purtroppo ultimamente si parla spesso e che vedono fortemente impegnato il professionista della protezione civile, noto anche come Disaster Manager. Questa figura professionale riveste infatti un ruolo significativo nelle attività di pianificazione, di coordinamento e di elaborazione delle politiche pubbliche di protezione civile in ambito locale.

tende campoPer definire meglio le caratteristiche le conoscenze, le abilità e le competenze di questo professionista è stata appena pubblicata la norma UNI 11656:2016 intitolata “Attività professionali non regolamentate – Professionista della Protezione Civile (Disaster Manager) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”.
La norma è stata messa a punto da un gruppo di lavoro (il GL 6) operante nell’ambito della Commissione UNI “Sicurezza della Società e del Cittadino” e delinea in particolare tre livelli del profilo del Disaster Manager in funzione dei contesti organizzativi di diversa complessità e/o di attività nei quali opera.

Come spiega Roberto Pizzi, (Consigliere dell’Associazione Nazionale Disaster Manager – ASSODIMA – e coordinatore del gruppo di lavoro UNI): “Il Disaster Manager è il professionista che fornisce il supporto alle decisioni per la gestione delle attività di previsione, prevenzione, risposta e superamento delle emergenze di protezione civile. La norma UNI 11656:2016 per la prima volta, in Italia e a livello internazionale, stabilisce i requisiti di competenza, abilità e conoscenza, necessari affinché il Disaster Manager possa vedere riconosciuta la propria professione da organizzazioni di terza parte, come stabilito dalla Legge 4/2013.
Gli Enti locali e territoriali potranno far riferimento a questa norma per potersi avvalere di professionisti qualificati con percorsi certi che potranno essere avviati all’interno degli Enti stessi.

Secondo Sergio Achille, presidente di ASSODIMA (Associazione Nazionale Disaster Manager): “La pubblicazione della norma rappresenta un passaggio significativo, per molti aspetti storico, in quanto consentirà a migliaia di professionisti, sia in regime di libera attività, sia dipendenti della Pubblica Amministrazione, di vedere riconosciuta la propria attività nel campo della protezione civile, anche in aggiunta ad altre qualifiche professionali regolamentate già possedute. Questa norma, inoltre, consentirà al Servizio Nazionale della Protezione Civile di dotarsi a livello territoriale di quei presìdi di elevata professionalità dei quali si avverte sempre più la necessità.

Fonte: UNI

I nuovi standard di sostenibilità

Lo scorso 19 ottobre sono stati presentati ufficialmente i nuovi standard internazionali di rendicontazione della sostenibilità.
A proporli è la Global Reporting Initiative (Gri), il principale ente di riferimento per chi si occupa di bilanci di sostenibilità.

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Si tratta di una sorta di un nuovo linguaggio universale, che permetterà di produrre informazioni non finanziarie uniformi e che quindi consentirà alle aziende di essere più trasparenti nella comunicazione dell’impatto delle loro attività su economia, ambiente e società. Inoltre, sottolinea la Gri in un comunicato, «aiuteranno le organizzazioni a prendere migliori decisioni e a contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite».

I nuovi standard sono l’ultima evoluzione di un processo multi-stakeholder durato oltre 15 anni, che era approdato finora alle linee guida G4, che saranno dichiarate definitivamente superate dal nuovo strumento entro il 1° luglio 2018.

I nuovi standard di rendicontazione possono essere scaricati gratuitamente sul sito della Gri e prevedono una struttura composta da 36 moduli che facilitano la comunicazione d’impresa su temi quali le emissioni di gas serra, l’uso di energia e acqua, e le pratiche lavorative. I nuovi standard Gri sono basati sulla materialità e si focalizzano sui temi che rappresentano gli impatti più significativi delle organizzazioni e che sono più importanti per gli stakeholder.

Nello specifico, gli strumenti sono basati innanzi tutto su tre standard universali, tre moduli, che possono essere applicati da qualunque tipo di organizzazione per preparare un rapporto di sostenibilità.

Gli altri 33 moduli sono invece una selezione di standard specifici che coprono questioni economiche, ambientali e sociali. In questo caso, almeno da un punto di vista numerico, la parte preponderante spetta agli standard sociali, a cui si riferiscono ben 19 moduli. Tra questi, per esempio, ci sono questioni come il lavoro, l’educazione, le pari opportunità, il lavoro minorile, i diritti dei popoli indigeni e molto altro.

Sono otto, invece, i moduli dedicati agli standard ambientali: i materiali utilizzati, l’energia, l’acqua, la biodiversità, le emissioni, i rifiuti, la conformità ambientale e la valutazione ambientale dei fornitori.

Sei moduli, infine, sono dedicati agli standard economici. In questo caso si va dalla performance economica alla presenza di mercato, dagli impatti economici indiretti all’adozione di buone pratiche, dalla lotta alla corruzione ai comportamenti anti-competitivi.
Per familiarizzare con le novità, il Gri propone una serie di attività, tra cui webinar interattivi, training certificati e altre iniziative.
(Fonte: Marco Ratti, http://www.eticanews.it/)

STABILIMENTI BALNEARI SOSTENIBILI, INDAGINE UNI

A quasi quattro anni dalla pubblicazione dellaUNI/PdR1:2012 “Stabilimenti balneari – Requisiti per la sicurezza, qualità, fruibilità e sostenibilità dei servizi” , UNI si è attivata per verificare l’attuazione e l’utilizzo che il mercato ha fatto del documento.

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A questo scopo è stato predisposto un questionario per la raccolta di una serie di informazioni che, come previsto dalle procedure UNI relative all’elaborazione e al mantenimento delle Prassi di Riferimento, consentiranno di valutare l’interesse del mercato e proporre quindi i passi successivi in relazione al futuro del documento, anche in considerazione degli sviluppi normativi nazionali ed internazionali di questi ultimi anni.

Tutti i soggetti interessati a fornire il proprio contributo e parere in relazione alla UNI/PdR 1:2012 sono invitati a compilare il breve questionario che troverete al seguente indirizzo web entro il 12 dicembre 2016:
https://it.surveymonkey.com/r/JMWHG6H

Finanziamenti pubblici della Regione Lombardia per le aziende che adottano la UNI CEI EN ISO 50001 sui sistemi di gestione dell’energia

 

Nelle scorse settimane la D.G. “Ambiente, energia e sviluppo sostenibile” di Regione Lombardia ha pubblicato il primo elenco di domande ammesse e non ammesse al finanziamento previsto con il bando approvato l’8 settembre scorso “per incentivare la realizzazione di diagnosi energetiche o l’adozione di un sistema di gestione dell’energia conforme alla norma ISO 50001”.

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In particolare il bando prevedeva la concessione di un contributo pari al 50% delle spese sostenute, fino a un contributo massimo di 5.000 euro per ciascuna diagnosi energetica e di 10.000 euro per ogni adozione di sistema di gestione secondo la ISO 50001.

La norma – a catalogo nazionale come UNI CEI EN ISO 50001 – specifica i requisiti per creare, avviare, mantenere e migliorare un sistema di gestione dell’energia facendo in modo che un’organizzazione persegua, con un approccio sistematico, il miglioramento continuo della propria prestazione energetica comprendendo in questa l’efficienza energetica, oltre che il consumo e l’uso dell’energia.

L’ammissione al finanziamento pubblico per le aziende che dimostrano di aver adottato un sistema di gestione energetica conforme alla norma citata è uno dei sempre più numerosi esempi di come le disposizioni di legge e i requisiti derivanti dalle norme tecniche vengano a costituire un circolo virtuoso di efficienza e di semplificazione che può risultare una delle chiavi di volta dell’ammodernamento del Paese.

 

Con oltre 24 mila certificazioni l’Italia è divenuto il secondo paese al mondo per numero di certificati ISO 14001.

La prima nazione per numero di certificazioni di prodotto Epd e il terzo per Ecolabel ed Emas. Le certificazioni ambientali oggi rappresentano un valore competitivo per i prodotti e per i consumatori, perché aiutano la qualità e l’innovazione delle imprese, aumentano le esportazioni, il fatturato e l’occupazione delle imprese. Come dimostra l’ultimo rapporto “Certificare per competere” di Fondazione Symbola e Cloros, tra il 2009 e il 2013, le imprese certificate ISO 14001 hanno visto i loro fatturati aumentare mediamente del 3,5%, rispetto al 2% di quelle non certificate. Ancora meglio nell’occupazione, dove le aziende certificate hanno visto crescere gli addetti del 4%, le altre dello 0,2%. Sul fronte export, poi, le imprese con certificazione ambientale esportano nell’86% dei casi, mentre le non certificate nel 57%.

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Innovazione responsabile: in consultazione pubblica la nuova prassi di riferimento

A seguito della riunione del Tavolo UNI/PdR “Innovazione responsabile” svoltasi nel mese di giugno e della successiva verifica da parte degli eserti che partecipano ai lavori, è stato approvato il progetto di prassi di riferimento “Linee guida per la gestione e lo sviluppo di processi per l’innovazione responsabile”.

Il documento – frutto della collaborazione con AIRI, l’Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, e con CISE, l’Azienda Speciale della Camera di Commercio di Forlì – definisce i criteri utili affinché il processo di innovazione attuato dalle organizzazioni avvenga in modo responsabile, cioè in modo tale che quest’ultimo sia finalizzato al progresso e al miglioramento della qualità della vita, secondo le aspettative delle diverse parti interessate e che sia complessivamente sostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico.

L’attività di elaborazione della prassi di riferimento, coordinata da UNI, ha visto il contributo degli esperti di AIRI, CISE e del sistema UNI. Il progetto è ora sottoposto alla fase di consultazione pubblica, con scadenza 13 novembre 2016, al fine di raccogliere osservazioni da parte del mercato.

La prassi si rivolge a tutte le organizzazioni che, nella società contemporanea, rappresentano il principale vettore di diffusione delle innovazioni, con lo scopo non di prescrivere elementi specifici per lo sviluppo di ogni singola innovazione, o di specifici ambiti di ricerca o settori di sviluppo, ma con quello di indicare le condizioni in grado di abilitare e governare lo sviluppo di innovazioni responsabili, finalizzate cioè, alla qualità della vita secondo le aspettative delle parti interessate.
Il documento definisce quindi i requisiti minimi che un’organizzazione deve soddisfare affinché possa esserci innovazione responsabile, partendo dai requisiti che riguardano i risultati e introducendo quindi dei requisiti riferibili all’approccio necessario per la governance dell’innovazione responsabile, finalizzata per l’appunto a conseguire tali risultati.

Si ricorda che le prassi di riferimento sono documenti che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, elaborati sulla base di un rapido (al massimo nove mesi dall’approvazione della richiesta) processo di condivisione ristretta ai soli autori, verificata l’assenza di norme o progetti di norma allo studio sullo stesso argomento; costituiscono una tipologia di documento para-normativo nazionale che va nella direzione auspicata di trasferimento dell’innovazione e di preparazione dei contesti di sviluppo per le future attività di normazione, fornendo una risposta tempestiva ai mercati in cambiamento.

Video di formazione – #ISO 9001:2015 e #risk #management

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La nuova norma ISO 9001:2015 ed il requisito di risk management. Un cenno alla norma ISO 31000 ed un esempio concreto di valutazione rischi nella produzione automotive secondo la ISO TS 16949