Tre consigli operativi per integrare il sistema di gestione qualità ISo 9001:2015 con quello ambientale ISO 14001:15
KIT DOCUMENTAZIONE ISO 9001:2015 – ISO 14001:2015 – MANUALE, PROCEDURE E MODULISTICA
Tre consigli operativi per integrare il sistema di gestione qualità ISo 9001:2015 con quello ambientale ISO 14001:15
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Un aspetto ambientale è il modo in cui la propria attività, servizio o prodotto influisce sull’ambiente. Per esempio, uno dei possibili aspetti ambientali per un autolavaggio potrebbe essere relativo a un detergente potenzialmente inquinante per le acque (tale inquinamento costituisce l’impatto ambientale).
Di seguito, si riportano alcuni esempi di collegamenti tra attività, servizi, aspetti e impatti.

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Un impatto ambientale è un cambiamento dell’ambiente. Gli impatti ambientali sono causati da aspetti ambientali.
Le fasi seguenti costituiscono un approccio semplice e sistematico per individuare, valutare e gestire gli aspetti ambientali.
Prima di cominciare ad affrontare gli aspetti e gli impatti ambientali, è necessario definire il campo di applicazione dell’SGA. Si può scegliere di applicare la ISO 14001 all’intera organizzazione, o solo a una specifica unità, sede o prodotto. Una volta presa questa decisione, il campo di applicazione dell’SGA è stato definito. Da qui in avanti, tutte le attività, i servizi e i prodotti che ricadono all’interno del campo di applicazione che è stato definito devono essere presi in considerazione nell’individuazione degli aspetti e degli impatti ambientali.
Per prima cosa, spieghiamo i termini attività, servizio e prodotto. Un’attività è una componente dell’attività principale dell’azienda (p.es. le fasi del processo di produzione). Servizio indica un servizio ausiliario a supporto delle attività principali (p.es. caldaia, riscaldamento e aria condizionata, manutenzione). Un prodotto è una merce che si offre sul mercato. Un aspetto ambientale del prodotto potrebbe essere, per esempio, un confezionamento del prodotto sovrabbondante o il grado di riciclabilità del prodotto al termine del suo ciclo di vita.
Come afferma la 14001, “L’organizzazione deve stabilire una procedura per identificare gli aspetti ambientali e determinare quegli aspetti che hanno o possono avere un impatto significativo sull’ambiente”. Inoltre, si deve tenere un registro degli aspetti ambientali, che viene tenuto aggiornato e tiene conto di attività, prodotti o servizi nuovi o modificati previsti.
Gli aspetti possono essere suddivisi in diretti e indiretti. Gli aspetti ambientali diretti sono associati con attività, prodotti e servizi dell’organizzazione stessa, su cui quest’ultima ha un controllo di gestione diretto (p.es. come si gestiscono i rifiuti presso la propria sede). Tuttavia, per le organizzazioni di tipo non industriale, ci si concentrerà spesso sugli aspetti ambientali indiretti delle attività (p.es. come i propri subappaltatori gestiscono i rifiuti presso la propria sede, aspetti controllati lungo la catena, aspetti controllati dai clienti).
Al fine di individuare i propri aspetti ambientali, è necessario studiare come le attività, i prodotti e i servizi della propria organizzazione influiscono sull’ambiente. L’identificazione degli aspetti ambientali spesso prende in considerazione, per esempio, le emissioni nell’aria, gli scarichi nell’acqua e nel suolo, l’uso di materie prime, i rifiuti e le risorse naturali, gli impatti sulla biodiversità, ecc.
Nell’individuazione degli aspetti ambientali, tutte le componenti delle attività operative dell’azienda nell’ambito dello campo di applicazione devono essere prese in considerazione, non solo le ovvie attività principali di produzione o servizi. Per esempio, la maggior parte di stabilimenti hanno un reparto manutenzione, uffici, mensa, sistemi di riscaldamento e condizionamento, aree di parcheggio, nonché attività di subappaltatori e fornitori, ciascuna delle quali può avere un impatto sull’ambiente.
Varie tecniche possono essere usate per compilare un elenco complessivo degli aspetti e impatti ambientali di uno stabilimento: per esempio, il metodo della catena di valore, il metodo del flusso di processo, l’identificazione dei materiali, il metodo della conformità con i requisiti legali, ecc.
Una buona pratica è coinvolgere un team interfunzionale che comprenda le principali aree di attività.
Per ciascun tipo di attività, prodotto o servizio, è necessario elencare il relativo specifico aspetto ambientale: in questo modo si otterrà un elenco o una matrice generali degli aspetti e degli impatti.
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Lo scopo della valutazione degli impatti ambientali è concentrarsi su ciò che conta di più (come secondo il principio di Pareto). Non è necessario gestire tutti gli aspetti ambientali, ma solo quelli che sono, in base ai propri specifici criteri, considerati significativi.
Gli aspetti ambientali significativi sono al centro del sistema di gestione ambientale della propria organizzazione.
A seconda del tipo, della natura e della complessità dell’organizzazione, esistono molte tecniche disponibili per eseguire una valutazione per determinare la significatività degli aspetti ambientali. Nel valutare la significatività si deve tenere conto di:
Ogni organizzazione deve fissare i propri criteri di significatività sulla base di un esame sistematico dei propri aspetti ambientali e dei loro impatti effettivi e potenziali.
Ciascun aspetto significativo deve essere messo sotto controllo attuando uno o più dei controlli seguenti: persona responsabile (ISO 14001; 4.4.1), piano di formazione (ISO 14001; 4.4.2) o procedura, checklist e/o programma di manutenzione (ISO 14001; 4.4.6). Il livello di controllo deve essere adeguato per la natura e il rischio dell’aspetto significativo. Ciascuno degli elementi sopracitati è una parte della routine di lavoro quotidiana.
Un SGA può spesso essere più complicato del necessario. Il segreto per un SGA efficace è cogliere bene gli aspetti ambientali sin dal principio. Identificare gli aspetti ambientali in modo corretto, oltre a far risparmiare tempo, consentirà di conseguire grandi vantaggi dall’SGA, una volta che sarà stato implementato.
Autore: Robert Verbanac – Advisera.com
È attesa entro l’anno la pubblicazione della nuova ISO 37001 “Anti-bribery management systems” che detterà specifici standard in materia di prevenzione della corruzione.
Queste misure comprendono l’adozione di una politica anti-corruzione; la designazione di un incaricato a sorvegliante della compliance, della formazione, della valutazione dei rischi; l’implementazione di controlli commerciali e finanziari; l’istituzione di procedure di segnalazione e indagine.
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La ISO 37001 è uno strumento flessibile e scalabile e, in quanto tale, è rivolta a tutti i tipi di organizzazione, grande o piccola, pubblica o privata.
Per saperne di più:
http://www.iso.org/iso/home/standards/management-standards/iso37001.htm
http://www.iso.org/iso/37001_briefing_note.pdf
Dopo avere ottimizzato la gestione dei processi le aziende in genere attendono qualche mese prima di fissare l’audit di certificazione ISO 9001:2015.
In questa fase però sorgono dei dubbi sull’efficacia del lavoro svolto, per cui è bene che l’audit interno pre-certificazione verifichi i seguenti aspetti:
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Quando l’audit di certificazione verrà svolto è importante che:
_ il personale sia in grado di mostrare all’auditor le modalità di svolgimento del proprio lavoro e la relativa documentazione utlizzata
_ rispondere alle domande non aggiungendo più dettagli di quelli necessari
_ se non si conosce la risposta indirizzare l’auditor verso un collega che può rispondere in maniera più completa e corretta.
In questo articolo presento una check list ad uso delle aziende per scegliere il consulente ISO 9001:2015 più adatto alla propria realtà.
Anche i consulenti troveranno utili tali informazioni per capire come proporsi alle aziende in modo più efficace.
La check list è costituita da domande a risposta aperta che il responsabile aziendale può utilizzare per valutare le diverse offerte e i vari consulenti ISO 9001.
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Se vi siete mai occupati di ISO 9001, è molto probabile che abbiate sentito parlare di indicatori o Key Performance Indicators (KPI) dato che questo è un termine usato comunemente anche se, in realtà, la ISO 9001:2015 lo utilizza solamente una volta, al paragrafo 4.4 dove si parla dei processi del SGQ e del fatto che l’organizzazione abbia bisogno di determinare i criteri e i metodi necessari per garantire un funzionamento e un controllo efficace del sistema, anche tramite indicatori delle performance.
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In tutta la norma ISO 9001 ci sono i requisiti relativi alla necessità di valutare e misurare le performance del sistema ma è soprattutto il capitolo 9 che si occupa della valutazione delle prestazioni. I requisiti di questo capitolo mettono in luce, infatti, l’importanza del monitoraggio, della misurazione, dell’analisi e della valutazione del SGQ, compreso l’uso di processi di audit interno e di riesame della Direzione.
Ciò che la ISO 9001:2015 richiede è che la vostra organizzazione determini ciò di cui ha bisogno per monitorare e misurare le prestazioni e l’efficacia del SGQ, come e quando condurre il monitoraggio e le misurazioni e come analizzare e valutare i risultati.
Dunque, quello che dovrete chiedervi è di cosa abbiate bisogno per essere certi che i vostri processi si stiano svolgendo come previsto e siano efficaci.Per darvi questa risposta è necessario sapere quali siano gli elementi più importanti dei vostri processi. E’ abbastanza semplice stabilirlo perché, se siete in un ambito in cui è necessario consegnare in tempo, misurare il tempo che passa tra l’avvio della produzione e la consegna del prodotto potrebbe essere un indicatore ideale mentre in un’altra realtà, magari più specializzata e di nicchia, il tempo di consegna potrebbe non essere così importante.
Dopo aver stabilito quali siano le cose più importanti da misurare, occorre avviare queste misurazioni, analizzare e valutare i risultati e quindi utilizzare questi dati per controllare e migliorare il Sistema di Gestione della Qualità.
Non esistono indicatori che vadano bene per tutti ed è bene che ogni azienda rifletta per bene prima di individuare quelli ottimali per monitorare il proprio Sistema Qualità.
Gli indicatori possono essere:
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Vediamo ora quali sono gli indicatori più comuni utilizzati dalle organizzazioni per monitorare i Sistemi di Gestione della Qualità. Li troverete qui di fianco.
Indicatori relativi ai tempi di risposta –
Attenzione con la quale vengono processati i dati di offerte/ordini –
Previsione centrate –
Altri indici –
Indicatori relativi ai tempi di risposta –
Rispetto delle tempistiche –
Misure relative alla qualità delle forniture –
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Altri indici –
Spedizioni verso il cliente-
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Spedizioni in arrivo dai fornitori –
Altri indici –
Efficienza –
Formazione –
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Altri indici –
Soddisfazione del cliente –
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Fonte: qualitiamo.com
Il paragrafo 7.5 della ISO 9001:2015 è l’equivalente dei punti 4.2.3 (“Tenuta sotto controllo dei documenti”) e 4.2.4 (“Tenuta sotto controllo delle registrazioni”) della ISO 9001:2008.
Come sappiamo, nel nuovo standard non esiste più la distinzione tra documenti e registrazioni dato che i due termini sono stati sostituiti da un generico “informazioni documentate”.
Il termine “documented information” è stato introdotto come una parte dell’High Level Structure (Struttura di alto livello) e come fattore comune ai sistemi di gestione e, come ci suggerisce la stessa ISO spiegandoci il significato del termine, può essere utilizzato per identiifcare qualcosa in grado di comunicare un messaggio, fornire evidenza di qualcosa, condividere conoscenze, ecc.
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Un’informazione documentata, a seconda dei casi, può dunque servire:
come strumento per comunicare informazioni, strumento che assumerà la tipologia e l’estensione più adatte a seconda:
della natura dei prodotti e dei processi dell’organizzazione
delle necessità dei clienti o delle norme di settore
della complessità dei prodotti o dei servizi
della tipologia di attività
dei rischi
della competenza del personale
ldel livello raggiunto dal sistema utilizzato in azienda per comunicare (se più o meno formalizzato)
della capacità di comunicare che le persone che lavorano all’interno dell’organizzazione hanno
della cultura dell’azienda
come mezzo per fornire l’evidenza di conformità, cioè che qualcosa che è stato pianificato è stato poi anche effettivamente fatto
come tool per condividere la conoscenza
come supporto per preservare e condividere le esperienze fatte dai collaboratori
Proviamo a tornare, però, solo per un attimo sulla distinzione tra documenti e registrazioni, per essere certi di averla compresa bene:
documenti – contengono informazioni utili per prendere decisioni o per svolgere attività.
Sono soggetti a periodica revisione.
Esempi di documenti sono:
procedure
politiche
istruzioni di lavoro
checklist non compilate
manuale della Qualità
piano della Qualità
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La norma ci permette di individuare facilmente quando sta parlando di documenti perché specifica che bisogna “mantenere informazioni documentate”
registrazioni – contengono informazioni relative a cose che sono già accadute.
I loro contenuti vanno a costituire uno storico delle attività aziendali e servono per capire, ad esempio, cosa è successo la scorsa settimana, lo scorso mese o lo scorso anno.
Non sono soggette a modifiche perché non si può cambiare ciò che è già accaduto e che va a costituire, appunto, una registrazione
Anche in questo caso, la norma ci permette di riconoscere i punti in cui il termine “informazione documentata” significa – in realtà – “registrazione” perché richiede di “conservare informazioni documentate”
E cosa dobbiamo fare là dove la norma non specifica in modo chiaro se prevedere documenti o registrazioni? Deciderlo noi, ovviamente, dato che il nuovo standard ci lascia molta più libertà in tal senso.
La versione del 2008 della ISO 9001 aveva dettami differenti per i documenti e per le registrazioni, mentre nella ISO 9001:2015 i requisiti per le due tipologie di documenti coincidono.
Non ci sono, comunque, grandi novità nel nuovo standard per ciò che concerne i requisiti legati alla documentazione anche se occorre segnalare una maggiore attenzione all’applicabilità dei requisiti alle informazioni documentate elettronicamente e tramite il web. Le informazioni documentate, infatti, possono essere in qualsiasi formato purché evidenzino la conformità al requisito della norma corrispondente.
Ogni Sistema Qualità si baserà sulle informazioni documentate richieste dallo standard e su quelle necessarie all’organizzazione per lavorare al meglio ma la loro tipologia e quantità cambierà da un’organizzazione all’altra perché ogni realtà è diversa da un’altra e deve poter contare su un supporto documentale creato ad hoc.
L’unica modifica degna di rilievo rispetto a ciò che prevedeva la ISO 9001:2008 è che – con la nuova ISO 9001:2015 – il sistema che sceglierete per gestire la vostra documentazione di supporto al sistema non dovrà essere a sua volta documentato dato che non viene richiesta una procedura pensata per tale scopo. La versione precedente dello standard prevedeva, invece, una procedura apposita per gestire i documenti e le registrazioni. Nulla vieta, però, che voi possiate comunque decidere di adottare questa procedura, se vi è utile.
Adesso, quindi, l’unica cosa da fare è assicurarsi che:
le informazioni documentate siano chiaramente identificate e identificabili tramite titoli, numeri, date, autore, o altro che chiarisca in maniera univoca di cosa si tratta.
Una volta che sarete in grado di stabilire le differenze tra un’informazione documentata e l’altra e di sapere a quale argomento si riferisca ogni documento o registrazione, avrete soddisfatto il primo requisito
i documenti e le registrazioni siano in un formato (linguaggio, formato grafico, versione del software) e su un supporto (carta, file) adatti al loro utilizzo ed essere accessibili alle persone che ne hanno bisogno. Questo significa, ad esempio, che se le vostre informazioni documentate sono in formato elettronico, dovrete prevedere di mettere un computer a disposizione delle persone che le devono consultare o che, se le persone che lavorano nella vostra organizzazione parlano la lingua italiana, i documenti dovranno essere in italiano e non – ad esempio – in inglese (a meno che le persone non dimostrino di poterli capire agevolmente)
i documenti e le registrazioni vengano riesaminati e approvati prima della loro emissione e di venire utilizzati.
Sarete voi a decidere chi dovrà svolgere questo compito e ci sono diversi modi per dimostrare che questo requisito è stato rispettato come, ad esempio:
l’apposizione di una firma sul documento
un’approvazione a mezzo e-mail
una firma elettronica
il verbale di una riunione
un segno elettronico di spunta in un software per l’eleaborazione dei documenti
ecc.
Il riesame dei documenti e la loro approvazione siano tracciabili. Questo significa che in ogni momento dovrete essere ben certi di chi abbia condotto queste attività
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Una volta che le informazioni documentate saranno state create, il passo logico successivo sarà quello di controllarle, ed ecco quello che la norma ISO 9001:2015 richiede in merito al controllo delle informazioni documentate:
le informazioni documentate devono essere disponibili e trovarsi là dove ci si aspetta di trovarle e dove è logico reperirle per poter lavorare;
documenti e registrazioni devono essere protetti da manomissioni, modifiche non autorizzate e, in generale, da eventuali danneggiamenti. Occorre mettere in campo tutti i sistemi per assicurarsi che non si faccia un uso scorretto delle informazioni documentate;
i documenti devono essere distribuiti alle persone giuste che non devono avere difficoltà a reperirli;
l’organizzazione deve stabilire per quanto tempo mantenere archiviate le informazioni documentate che ha prodotto e decidere dove archiviarle.
Per una conservazione corretta dei documenti occorrerà, a seconda dei casi, un processo di backup periodico dei file, un controllo puntuale per assicurarsi che la documentazione sia ancora leggibile, ecc.;
l’organizzazione dovrà assicurarsi che, in caso di modifiche, le persone possano accedere ai documenti nella loro ultima versione e non si trovino – neppure per sbaglio – a utilizzare informazioni documentate divenute nel frattempo obsolete
Infine, la ISO 9001:2015 prende in considerazione i documenti di origine esterna come, ad esempio, manuali per la taratura degli strumenti, specifiche dei clienti, disegni e istruzioni dei fornitori, norme nazionali e internazionali, ecc. Una volta che un documento esterno verrà identificato, andrà controllato proprio come le informazioni documentate prodotte dall’azienda.
Ma come si fa a decidere quali documenti, interno o esterni, debbano rientrare all’interno di una gestione documentale controllata?
Basterà farsi qualche semplice domanda, considerando se l’informazione documentata:
Serve per lavorare sui processi di produzione o di erogazione del servizio?
Sta alla base del lavoro di verifica, ispezione o test dei prodotti e dei servizi?
Definisce i requisiti del cliente o del prodotto/servizio?
Viene usata per controllare qualche processo?
Serve per prendere qualche decisione?
Serve per raccogliere dati?
E’ talmente critica che un suo mancato aggiornamento potrebbe portare notevoli problemi all’organizzazione e ai suoi clienti?
Si riferisce a qualche requisito della ISO 9001?
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Ovviamente, se la risposta sarà “sì” anche solo a una di queste domande, è probabile che il vostro documento sia da far rientrare in una gestione documentata controllata.
Se, ad esempio, abbiamo un semplice memo attaccato al muro del reparto che ci segnala i requisiti relativi al packaging da adottare per imballare i prodotti di un certo cliente, questo foglietto andrà controllato perché, anche se le informazioni che contiene sono riportate altrove, avere un memo non aggiornato potrebbe portare gli uomini del reparto a lavorare su dati errati. In questo caso abbiamo a che fare, infatti, con un’informazione documentata che si riferisce ai requisiti di un cliente, che porta a prendere decisioni e che si riferisce direttamente ai requisiti della ISO 9001.
Facciamo un altro esempio: se abbiamo un video che viene regolarmente utilizzato per formare il nuovo personale relativamente al settaggio di una macchina, anche questa volta si tratta di un’informazione documentata da includere nei documenti controllati, dato che si riferisce al controllo di processo, guida la produzione e attiene chiaramente ai requisiti per la formazione contenuti nella ISO 9001.
E cosa succede, invece, nel caso di prodotti campione che vengono utilizzati per illustrare i limiti di difettosità accettati da un cliente? Siamo certi che avete capito…anche in questo caso, infatti, i prodotti campione dovranno rientrare nelle informazioni documentate che vengono regolarmente controllate e questo vale per tutto quel materiale che, pur non facendo sempreparte dei “documenti” così come vengono intesi tradizionalmente, fanno scaturire almeno una risposta affermativa alle domande che abbiamo visto prima. Un elenco, certo non esausitivo, comprende:
database;
fotografie;
disegni;
diagrammi;
schizzi;
file audio;
file video;
campioni di prodotto;
checklist;
diagrammi di flusso;
ecc.
Fonte: qualitiamo.com
All’interno di un Sistema di Gestione della Qualità (SGQ) vi è una netta differenza tra cosa si intenda per “processo” e cosa si identifichi come “procedura” e confondere questi due concetti può diventare un vero problema durante la progettazione di un sistema conforme alla ISO 9001.
La comprensione dei processi e delle procedure è una parte importante di un SGQ perché l’approccio per processi è uno dei principi di gestione della Qualità che rappresentano il fondamento della norma ISO 9001 e perché, conoscendo i processi, potrete capire meglio quali debbano essere le modalità specifiche di creazione di un output e sapere quando sarà necessario disporre di un’eventuale procedura di supporto al processo.
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Uno dei problemi che portano a confondere un processo con una procedura è che all’interno di un Sistema Qualità gli addetti ai lavori spesso utilizzano un gergo che potrebbe non essere ben compreso da tutti, dato che si tratta di un linguaggio tecnico basato su un vocabolario di settore stabilito.
Si tratta di un linguaggio comune e ben compreso tra le persone di questo settore ma quando viene usato all’interno di un’organizzazione è bene assicurarsi di essere stati ben compresi da tutti. Nel contesto di una discussione tecnica che abbia come tema la ISO 9001, le parole “processo” e “procedura” sono termini tecnici che significano qualcosa di specifico. Il pieno significato di un termine tecnico, tuttavia, non è sempre colto prontamente solo grazie alla sua definizione. A volte sono necessarie alcune informazioni di base per comprendere appieno una definizione specifica.
All’interno del contesto rappresentato dalla ISO 9001, una procedura è un modo specificato per svolgere un’attività o un processo mentre un processo è un insieme di attività correlate o interagenti che trasformano un input in un output.
Da sole, però, queste definizioni hanno un valore abbastanza limitato. Una volta che vengono fornite alcune informazioni di base, tuttavia, assumono un senso più profondo.
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Ogni processo viene progettato per soddisfare qualche obiettivo che ne diventa la ragione stessa della progettazione. Un processo in sé è qualcosa che accade.
Una procedura è, insieme, una descrizione della trasformazione che avviene all’interno di un processo e una raccolta di prescrizioni per poterlo svolgere al meglio. Nella procedura si racconta “il modo corretto di fare qualcosa”.
Tecnicamente, quindi, è corretto chiamare una procedura “Proprietà del cliente“, intendendo in questo modo un documento che descriva come vengono gestiti i materiali e le proprietà intellettuali che la clientela affida all’organizzazione, ma non sarebbe corretto avere un processo con questo nome, esattamente come non hanno senso i processi “Identificazione del prodotto” o “Conservazione del prodotto” (che sono anch’essi procedure che descrivono metodologie o attività presenti nei processi principali) perché non si tratta di una serie di attività che trasformano qualcosa in qualcos’altro.
Ad esempio, i processi fondamentali di una piccola società che produce qualcosa potrebbero essere:
Le attività di gestione della proprietà del cliente, l’identificazione del prodotto e la conservazione del prodotto potrebbero essere procedure applicabili a molti di questi cinque processi ma si tratta – appunto – di procedure, non di processi.
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Ricordate che è importante che il vostro Sistema Qualità progettato in base ai requisiti della ISO 9001 sia efficace ed efficiente e che nessun sistema può esserlo se fonda su processi non necessari.
Se, dunque, quasi tutto ciò che fate nella vostra organizzazione può essere classificato come un processo, ricordate che affinché qualcosa possa essere definito come “processo” deve avere un input, basarsi su una serie di attività che lo utilizzano e creare un output.
Aggiungiamo anche che non tutti i processi devono avere una procedura, cioè un modo specificato per svolgere un’attività o un processo. Se, ad esempio, parliamo di sviluppo di un software, sappiamo che ogni softwarista codifica in modo diverso da un altro e che non esiste una procedura valida per tutti che possa descrivere questo processo. La persona che progetta software si baserà sulle proprie competenze e conoscenze per decidere come procedere e non su una procedura. Dunque, l’attività di progettazione di un software è sicuramente un processo ma non avrà una procedura di supporto.
E’ chiaro ora?
Avere un processo che non disponga di una procedura di supporto è del tutto normale in quei processi in cui si fa molto affidamento sulle conoscenze e sulle competenze delle persone che svolgono il lavoro. Quando un medico esegue un intervento chirurgico al cervello, non ha una procedura documentata da seguire perché si basa molto sulla propria esperienza e sulle conoscenze che ha acquisito e questo è del tutto normale.
Sta alla singola organizzazione decidere se un processo debba venire descritto in una procedura oppure no e, a questo proposito, abbiamo visto che – almeno a livello formale – la nuova ISO 9001:2015 contiene molti meno obblighi legati alla preparazione di un supporto documentale e che alle organizzazioni viene lasciata molta più libertà di decidere se abbiano o meno bisogno di documentare una procedura al fine di garantire risultati costanti da parte di un processo.
Fonte: qualitiamo.com
In molti sono curiosi di confrontare la nuova norma ISO 14001:2015 con l’attuale ISO 14001:2004. La Perry Johnson Registrars ha realizzato la tabella che segue per offrirvi un confronto più approfondito tra le analogie e le differenze tra la vecchia norma e la nuova Struttura ad Alto Livello. B – Downlonad
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Il nostro quarto suggerimento per ottenere il massimo dalle verifiche ispettive interne, è quello di identificare i reali depositari dei “segreti” dei singoli processi dell’organizzazione che non è detto che siano i “process owner” identificati ufficialmente. Spesso si tratta degli operativi che trascorrono la maggior parte del loro tempo a lavorare su un processo e che possono avere conoscenze importanti e spesso non condivise relativamente al processo e alle sue interazioni all’interno del sistema di gestione.
Assicurare che ogni conoscenza critica per i processi venga documentata migliorerà l’integrità operativa dell’intero sistema.
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Il quinto suggerimento che vi diamo, è quello di utilizzare la tecnica PDCA perché – se tutto quello che un’organizzazione fa è un’attività che richiede un input che viene convertito in un output – dovrebbe essere misurabile in termini di efficacia ed efficienza e un metodo che è possibile utilizzare per completare la verifica dell’efficacia e dell’efficienza di un processo è proprio il PDCA, iniziando – però – a metà del ciclo, cioè con un approccio CAPD.
Una volta identificati i singoli proprietari dei processi, occorre farsi le seguenti domande:
Ricordate che fare le domande giuste servirà a sondare per bene il processo ma che il valore legato all’audit sarà determinato da come registrerete le risposte: più lo farete bene e maggiore sarà il valore aggiunto al sistema grazie alla verifica ispettiva.
L’ultimo suggerimento che vi diamo, il sesto, è quello di utilizzare un diagramma tartaruga come strumento per strutturare meglio la vostra verifica

Usando un diagramma di questo tipo, riuscirete a venire in possesso di tutte le informazioni necessarie per studiare i singoli processi e a strutturarle al fine di garantire che i rischi collegati vengano identificati, valutati ed eliminati o mitigati.
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Un diagramma tartaruga evidenzia tutte le criticità di un processo dettagliando cose come:
Raccogliere e verificare queste informazioni correttamente contribuirà ad anticipare ed evitare le più comuni problematiche di gestione dei processi.
Fonte: http://www.qualitiamo.com
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